Colonne sonore che coprono i dialoghi

15 02 2017 da

Il fenomeno di un cattivo missaggio nei film cinema è molto raro, mentre nelle serie TV è più frequente, ma non di un numero tale da suscitare l’ostentata esasperazione di qualche criticone vagante nel web.
Non è il direttore ad intervenire per ultimo su tale aspetto, non materialmente almeno; dipende dal fonico di mix, il quale dovrebbe sempre operare secondo le direttive date in sessione di doppiaggio.

Le volte in cui il missaggio riporta tale problema di colonna sonora, la responsabilità va attribuita a chi per ultimo del personale tecnico ha fisicamente potuto sistemare la traccia, non il direttore.

Il direttore, come anche doppiatori, assistenti e fonici di regia, non possono riguardare tutta la lavorazione “solo” per controllare la colonna sonora, perché le disposizioni sono già state date e si presume ragionevolmente che ciascuno faccia la propria parte senza sovrapposizione di competenze, anche perché sarebbe tutto lavoro extra non retribuito, fuori dal ruolo di ogniuno per altro.

Nei decenni passati, direttore e doppiatori con personale tecnico al completo, avevano il tempo per rivedere tutta la lavorazione assieme, cosa ora impeditagli dalle stesse committenze che vogliono tutto subito con poco costo e senza sentir ragioni.

Il doppiaggio ha più volte scioperato negli anni al fine di tornare a migliori condizioni di lavoro sotto molti aspetti, ma la diatriba e la lotta vanno avanti grazie ad una controparte che non ha più cura dei prodotti né del pubblico.

Il direttore del doppiaggio è un po’ come un ispettore che in fabbrica gira tra gli operai dando sguardi qua e là per constatare che la produzione proceda a modo, ma chiaramente non può restare ad ogni catena di montaggio contemporaneamente tutto il tempo ogni giorno; per questo c’è la professionalità di ciascun ruolo, o la fabbrica lavorerebbe solo con un singolo individuo come l’ispettore, senza bisogno di operai, contabili etc.

Fuori di metafora: se il fonico di mix, però, ha a sua volta troppe lavorazioni in poco tempo, ecco che le negligenze diventano materialmente inevitabili, perché il tempo non ce la proprio, si esaurisce, sempre alle vecchie condizioni di pagamento ovviamente, con un lavoro così più macchinoso, velocissimo e privo di quel sano giudizio che un tempo era permesso dai piani alti.

Si noti come la stessa cinematografia estera a volte nei prodotti in originale va scadendo sempre più.
Ora la cosa sta inevitabilmente emergendo, spostando l’attenzione dal doppiaggio, tanto gratuitamente schiaffeggiato, ai mercati che sono i veri responsabili di questa folle reazione a catena con la quale tutti subiscono tagli di tempo e denaro, diventando macchine sotto sforzo prolungato, roba da esaurimento nervoso, per poi doversi beccare, come capita al doppiaggio, gli sfoghi di chi ovviamente ignora i meccanismi a monte, meccanismi comodamente celati da certo mercato per decenni, usando il doppiaggio come cuscinetto protettivo al quale lasciare i colpi rabbiosi degli scontenti.

Si pensi a certi film che ormai vengono realizzati di fretta, a catena di montaggio, con maestri d’orchestra ingagiati a poche settimane dall’uscita del prodotto, una follia, solo per ragioni contrattuali, quindi per denaro.

Sempre più spesso si vede come le produzioni stesse siano vittime della smania del mercato, senza più pazienza e cura.

Hanno innescato un feroce processo del tipo “tutto subito, al diavolo la qualità, basta vendere più di ieri, sempre di più!”.
E noi del doppiaggio, ultima ruota del carro, ne facciamo ovviamente le spese nella filiera di professionisti.

I direttori non è che non facciano il possibile, anzi, tal volta loro e i colleghi in sala perdono tempo ad aggiustare i copioni oggi tradotti male e ad adattare testi che gli arrivano quasi letterali; una follia che li esaspera ogni giorno, lontani dall’ignaro pubblico.

Ciò, però, è un meccanismo malato che non può sussistere, o ogniuno non farebbe più il proprio lavoro, dovendo invece pensare al ruolo del collega; impensabile.

In parte a volte lo fanno, ma poco; non c’è il tempo materiale, sono già schiacciati tra i troppi turni di doppiaggio che non vedono mai un alleggerimento e stressano i professionisti in sala, rendendo così più stancante anche il proprio ruolo abituale.

Il presente sito e le relative attività culturali in esso contenute nascono proprio per aiutare doppiaggio e pubblico; più queste cose si sanno e più il pubblico impara a chi rivolgere le lamentele, più si fa luce e più il settore potrà acquistare potere contrattuale (sminuito sensibilmente negli anni), cosa che porterà a lavorare meglio, come nel passato, quando un colossal aveva due mesi di tempo per essere doppiato invece delle attuali due settimane; idem, in proporzione, per ogni altra lavorazione.

Più aiutiamo il doppiaggio a difendersi e a farsi conoscere, prima i doppiaggi torneranno migliori.
Tutto questo contando che ogni buon doppiaggio di oggi, che ancora rimane la gran parte dei casi, è spesso frutto dei nostri sforzi extra di cui sopra appunto.

In Harry Potter 7, come già accennato altrove nel sito, ad esempio, Alessio Puccio doppiava Daniel Radcliffe nonostante avesse la febbre alta; una fatica disumana che solo di recente viene raccontata e divulgata. Ma è solo una di tante.

Il pubblico deve sapere, essere consapevole: è il pubblico che paga biglietti del cinema, abbonamenti TV e DVD al mercato, senza contare spesso i gadget dei film.

Molte produzioni ci sono vicine rispetto ad altra committenza, ma il mercato è troppo viziato per poterla risolvere noi da soli; il pubblico può molto.

Studiare il tema, anche coi nostri articoli ed incontri dal vivo col pubblico, diffondendo la cultura del doppiaggio, è un passo fondamentale e può fare la differenza.

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