Doppiaggio e diseducazione

12 09 2013 da

Ridicole sono le chiacchiere saltuarie sul fatto che saremmo volgari nel doppiaggio e che causeremmo censure gratuite.

Prima ci criticano per la pretesa poca fedeltà all’originale e poi perché rispettiamo il copione?

Il nostro lavoro è di seguire più che possiamo l’originale che troviamo.

Le volgarità, discutibili quanto si vuole, sono volute dal regista, non dai doppiatori.

Se non rispettiamo le direttive più elementari e indiscusse, facciamo prima a cambiare lavoro.

E poi, a dirla tutta, sta agli utenti (specie i genitori coi figli minorenni) selezionare i film da vedere. Spetta a loro.

La censura dei film invece, che spesso rovina il sapore voluto dal regista, non dipende da noi del doppiaggio, ma da terzi.

La censura la gestiscono i distributori e i canali televisivi, contando in tutto questo le pressioni delle autorità morali delle varie confessioni religiose.

Inutile dire che noi doppiatori siamo costretti ad attenerci alle disposizioni vigenti, ufficiali o meno che siano.

Il doppiaggio  è arte e in quanto tale va di pari passo con la cultura, ne è per noi parte integrante a più livelli.

Per tanto il doppiaggio non è affatto causa di ignoranza di lingue straniere, o anche paesi scolasticamente all’avanguardia che usano il doppiaggio come la Germania vivrebbero lo stesso problema di massa.

Invece E’ giusto il contrario: per imparare una lingua straniera a modo è necessario conoscere bene prima la propria, come sa ogni buon insegnante, infatti il doppiaggio rappresenta un’ottimo esercizio di lingua italiana di cui molti nostri connazionali necessitano ancora.

Il segreto di paesi come la Germania non è nell’eliminare il doppiaggio che infatti  mantiene serenamente, ma nel promuovere un buon programma di istruzione pubblica e incentivare degli adeguati scambi scolastici all’estero, cosa di cui le nostre istituzioni sono invece carenti.

Certo non vorranno metterci a fare politica… A ciascuno il suo, di grazia.

Per altro chi a volte ci accusa a riguardo è il primo a dimostrare ottusità e disinformazione, quasi sempre unitamente a irriverente volgarità e molta arroganza, nonché parzialità e noiosa ridondanza, argomentando le proprie povere accuse con tre o quattro parolacce ad ogni frase.

Ci si preoccupa tanto di quanto non si parli inglese, ma dovremmo preoccuparci ancora prima di come sempre meno si parla l’italiano ormai:

I programmi TV sono sempre più intrisi di terminologie inglesi anche quando non serve e dove abbiamo dei sereni corrispettivi italiani;

I film esteri sono sempre più imposti senza titolo tradotto (da capire perché, visto che a pagare è l’utente italiano), vedi “Star Wars” una volta “Guerre Stellari”, o “Ender’s Game” che nella versione romanzo in italiano ha per titolo il normale “Il gioco di Ender”;

I nostri figli hanno sempre più nomi stranieri: non più Enrico ma Erik; non più alberto ma Albert; non più Michele ma Michael, etc.

Un romano di nome George è a dir poco triste.

E i bei nomi latini? Flavio, Patrizia, Claudia, Tiziano, etc.

Stiamo pericolosamente perdendo identità culturale, quindi coscienza di noi e della nostra storia.

E un popolo che non sa più chi è né da dove viene è più facilmente controllabile da chi fa la voce grossa e molto più facile da influenzare, decidendone così il destino.

E’ per noi come correre guardando solo in avanti, senza controllare gli sbandamenti laterali e gli inciampi del terreno instabile.

Le critiche contro il doppiaggio sono una delle tante mode del momento: l’immagine del doppiaggio cresce e così spuntano le parole vuote e inappropriate di chi ha criticato le mode passate e criticherà anche quelle future.

Non avviene solo col doppiaggio quindi, ma con ogni realtà, specie i settori del cinema che fanno gola a chi sulla loro scia vuole farsi pubblicità, mettersi in mostra, o semplicemente spettegolare o scaricare i malumori personali, o più praticamente farci dell’avido commercio.

La nostra attenzione rimane invece sui milioni di ammiratori e su quei critici di cinema che ci rispettano e anche sostengono.

Approfondimenti agli articoli:

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