Doppiaggio e tecnologia

05 11 2015 da

Quando si parla di tecnologia legata al cinema fin dalle sue origini, è impossibile non parlare del suo supporto fisico, la pellicola cinematografica. Essenzialmente, essa è stata creata per conservare una serie d’immagini fotografiche registrate (definite fotogrammi) e consiste in un nastro perforato, composto di un’emulsione – sensibile alla luce– applicata su un materiale di base trasparente. Tale materiale è cambiato diverse volte: inizialmente si trattava di celluloide, altamente infiammabile e molto pericolosa da trasportare, perciò ben presto sostituita dal più sicuro triacetato di cellulosa, e poi, dalla fine del XX secolo, dal poliestere, più flessibile e resistente.

La pellicola cinematografica fu originariamente inventata dal reverendo americano Hannibal Goodwin, attorno al 1885, ma fu l’imprenditore e pioniere della fotografia George Eastman a produrre la prima pellicola in bianco e nero a base di celluloide (rubando l’idea a Goodwin). Essa fu usata inizialmente per le macchine fotografiche Kodak e poi come film vero e proprio per il già citato kinetoscopio di Thomas Edison. Fu però con l’avvento del XX secolo e l’esplosione commerciale del cinema, grazie al lavoro dei fratelli Lumière, che la pellicola cinematografica si diffuse e poterono aprirsi per essa nuove possibilità, come ad esempio, negli anni Trenta, quella del colore.

Negli anni Cinquanta,l’arrivo della televisione spinse le case cinematografiche a sperimentare nuovi campi per la pellicola di proiezione, per ottenere uno spettacolo ancora più coinvolgente e cercare di riportare gli spettatori al cinema. Nacque così una serie di nuovi formati cinematografici per le pellicole, diversi secondo i mezzi e le finalità delle riprese; tuttavia, il formato più diffuso è senza dubbio il 35 mm, stabilito già all’inizio del secolo come standard a livello internazionale per contrastare la crescente diffusione di pellicole e macchine da presa e di proiezione contraffatte. Tale formato è stato chiamato così per via della misura di larghezza della pellicola (34.98 millimetri, per la maggior parte occupati dal fotogramma, mentre il resto dalle tracce sonore del film e dalle perforazioni all’esterno). Esso è rimasto lo standard per film su pellicola fino al 2014, anno in cui il cinema internazionale ha abbandonato definitivamente la pellicola per passare completamente alla tecnologia digitale. Tale rivoluzionario passaggio è iniziato con la fine degli anni Ottanta ed è stato costituito da graduali cambiamenti tecnologici, sia per quanto riguarda la realizzazione dei film sia la loro distribuzione e proiezione nelle sale.

La rivoluzione digitale ha portato notevoli vantaggi al cinema rispetto ai tempi della pellicola: l’immagine elettronica, ad esempio, presenta formati più grandi ed è molto più brillante e nitida di quella analogica, eliminando anche difetti e anomalie derivanti dal deterioramento del supporto – quali segni di usura, grana e perdita di luminosità – così come il cosiddetto “sfarfallio”. Per quanto riguarda la produzione cinematografica, oggi si eseguono le riprese con le telecamere digitali, apparecchi più economici e meno voluminosi delle macchine da presa con pellicola. Ciò permette alla troupe di trasportarli e utilizzarli con più facilità; di fatto, anche le attrezzature su cui devono essere collocate, come le gru e la steadycam utilizzate dagli operatori, sono più leggere. Va anche detto che notevoli vantaggi del cinema digitale sono costituiti dalla necessità d’illuminazione e di allestimento della scena da riprendere, ora notevolmente più basse, perciò la preparazione del set è potuta divenire molto meno rigida e più spedita, poiché eventuali errori possono sempre essere corretti in fase di post-produzione. Inoltre, c’è la possibilità, da parte della troupe, di poter visualizzare in tempo reale la resa finale della scena su monitor, mentre questa viene girata, il che porta un notevole risparmio di materiale, tempo e costi, sia per il regista che per i tecnici della post-produzione, specialmente in fase di montaggio.

Un grande vantaggio sta anche nei supporti utilizzati: il girato viene inciso non più su un rullo di pellicola, ma sotto forma di file digitali su dispositivi di memoria di massa, come hard disk e unità a stato solido, più capienti e meno pesanti e ingombranti delle pellicole. Questo ha permesso una maggiore versatilità del girato, ma anche una semplificazione notevole del trasporto e della distribuzione del materiale, con la possibilità di portare il film nelle sale cinematografiche abbattendo i costi dei trasporti e di carico/scarico delle cosiddette pizze. A quest’ultima fase si è sostituito il trasferimento del film sotto forma di dati digitali criptati, tramite un hard disk oppure attraverso una connessione a banda larga satellitare.

L’avanzare e il mutare della tecnologia impiegata nel cinema ovviamente non hanno coinvolto solo l’immagine, ma anche il sonoro. Come già detto, dagli anni Venti il cinema muto cessò di esistere, grazie all’introduzione di sistemi che permisero la registrazione del sonoro, inizialmente separato dalle immagini e registrato su magnetofono (detto anche registratore a nastro) oppure addirittura su un disco, che veniva riprodotto su un giradischi collegato al proiettore in modo che immagini e suoni “marciassero accoppiati”. In seguito la traccia audio, sincronizzata con le immagini, iniziò invece a essere registrata e incisa direttamente sulla pellicola cinematograficatramite un procedimento ottico, sotto forma di striscia – o pista – collocata tra il fotogramma e le perforazioni laterali. Il suo aspetto era quello di un percorso trasparente su fondo scuro dai bordi ondulati (denominato“traccia ad ampiezza variabile”), che veniva poi “letto”, in fase di riproduzione, da una lampada eccitatrice – sostituita poi in tempi più recenti da un laser – posta all’interno del proiettore.

Sono esistiti due sistemi di “cattura” del sonoro ottico: il primo, detto “a densità variabile” (ad es. il Fox Movietone), fu presto abbandonato a causa delle maggiori qualità e sicurezza del secondo, quello “ad area variabile” (ad es. l’R.C.A. Photophone), utilizzato fino al tramonto delle pellicola. Negli anni Sessanta, fu poi l’americano Ray Dolby a far compiere al sonoro cinematografico un nuovo passo rivoluzionario, con un sistema in grado di ridurre il rumore di fondo denominato Dolby A, che in anni più recenti si è poi evoluto nel noto Dolby Digital;  esso è un sistema di codifica audio multicanale di tipolossy (cioè soggetto a perdita di informazioni durante la codifica) ed è ad oggi il sistema di audio digitale più diffuso al mondo, utilizzato sia al cinema che in televisione e nei supporti ottici.

Evoluzione tecnologica nel doppiaggio

Ovviamente, il progresso tecnologico che ha rivoluzionato il cinema e, in generale, il mondo in cui viviamo, ha cambiato anche il doppiaggio. Quando si utilizzava ancora la pellicola, il film da doppiare venivaletteralmente tagliato e suddiviso in varie parti singole a un fotogramma preciso – quest’ultimo,parlando in generale, coincideva con una pausa significativa nel copione, e veniva contrassegnato con un numero corrispondente a uno identicosulla parte di copione da far recitare ai doppiatori. Questi segmenti in cui veniva suddiviso il film venivano chiamati convenzionalmente anelli, dato che la frazione di pellicola veniva tagliata e chiusa “ad anello”, in modo da poter essere proiettata ripetutamente in sequenza più volte ed essere rivista e riprovata. Il doppiaggio era svolto con tutti i doppiatori partecipanti a una scena a lavorare insieme nella sala, e il loro lavoro era inciso su un’unica pista sonora. All’inizio, negli anni Trenta, il lavoro era registrato tramite un registratore a filo magnetico, e in seguito su un nastro magnetico; a ogni prova di registrazione occorreva poi fermarsi e controllare che il lavoro fosse andato bene dal punto di vista tecnico e di sincronizzazione audio/video; nel caso di imperfezioni, il sincronizzatore poteva perfezionare il sinc del doppiatore, operando sulla pellicola grazie ad una moviola.

La tecnologia digitale ha permesso notevoli passi avanti dal punto di vista della qualità e della velocità di svolgimento del lavoro. Grazie ai computer e ai software utilizzati (primo fra tutti Pro Tools) oggi si può avere una qualità audio generalmente migliore, così com’è possibile apportare modifiche di ogni genere alle tracce incise – se ne possono gestire moltecontemporaneamente – modifiche che in passato richiedevano molto più tempo o erano addirittura impossibili. Ad esempio, si possono accorciare o allungare le pause tra le battute senza alterare le armonie del suono, rifare solo una parte della battuta recitata, oppure aggiungere particolari effetti. Le sale di doppiaggio oggi sono inoltre meglio attrezzate, con apparecchiature e microfoni che garantiscono una qualità di registrazione molto più pulita.

L’articolo è un estratto della tesi di laurea di Lorenzo Barba, Università di Pisa, 2015.

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