I doppiatori sono fascisti?

12 09 2013 da

Cosa dire a chi vi accusa di fascismo?

Che è un’accusa ridicola! Cosa centra la preservazione di una cultura con delle ideologie?
Sono i classici luoghi comuni di chi non sa che altro dire.

Guai se non ci si curasse delle arti e dell’identità culturale!

E per i disinformati in merito, ricordiamo che il doppiaggio non lo inventò il fascismo, ma un austriaco e fu messo a punto per la prima volta dalla statunitense 20th Century Fox nei propri studi in America.

L’Italia semplicemente si dimostrò da subito la migliore madre adottiva del doppiaggio.

Come scusa spesso viene fatto notare che “guarda caso” il doppiaggio permane solo nei paesi europei che hanno vissuto la dittatura con la sua epurazione linguistica, cioè Italia, Spagna e Germania, ma è al solito una considerazione parziale, poiché anche la Francia fa uso di doppiaggio, eppure non ha partorito nessuna dittatura da che esiste il cinema.

Una prova del nove al contrario sono i paesi del Sud America e dell’Est Europa (Russia compresa) che hanno sì avuto delle dittature, ma che usano il doppiaggio la metà di quanto lo usiamo noi.

Oltretutto la censura di un film può avvenire anche con i soli sottotitoli.

Le dittature in Italia, Spagna e Germania potevano benissimo fare uso delle didascalie dato che nessuno di quei popoli parlava inglese negli anni’30 e ‘40, ma il doppiaggio anche in quel contesto aveva più senso.

In ogni sua applicazione il doppiaggio rimane di fatto più funzionale allo spettatore.

Per il passaggio culturale tra paesi il doppiaggio è praticamente il metodo meno incoerente al fine cinematografico, se così vogliamo dire.

E’ quindi facile strumentalizzare i discorsi quando se ne estrapola la parte che si preferisce dimenticandone il contesto.

Le obiezioni contro il doppiaggio non a caso sono poche, ripetitive, povere di contenuti, male argomentate e per questo spesso ricche di antipatia e volgarità.

Basta politicizzare la cultura! Siamo stufi oltre modo. E’ cosa indegna.

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