Doppiaggio: un’arte da rivalutare

12 09 2013 da

Veniamo da oltre sessant’anni di ingiustificato e totale anonimato artistico, tanto che il pubblico per generazioni ha creduto che gli attori di Hollywood recitassero in italiano.

La nostra capacità nel doppiare è stata da sempre tale da creare inavvertitamente perfino un simile mito, cosa che ora ci fa sorridere.

Da una ventina d’anni, specie negli ultimi, siamo usciti dall’ombra del cinema e veniamo ormai accolti con grande clamore dalla quasi totalità del pubblico italiano, risultato un tempo insperato.

C’è ancora della strada da fare, ma la cosa è cominciata.

In paesi come il Giappone i doppiatori sono visti e trattati come vere e proprie star, tanto quanto gli attori in video; quando le persone li incontrano per strada li riconoscono e i fan gli urlano dietro per un autografo”.

Non tutti i doppiatori italiani avvertono la propria situazione come un problema, facendo appello al caratteristico anonimato di immagine delle nostre voci, ma naturalmente altri la vivono in modo diverso, come un anonimato troppo scontato e più che altro perché diventato ormai consueto, ma non per questo necessariamente obbligatorio.
Anzi, ciò ha portato la gente a credere erroneamente che un doppiatore sia mezzo attore e che chiunque possa fare il suo lavoro. E’ un estremo che ovviamente non si può più ignorare e occorre una contromisura.

L’indifferenza e la negligenza che noi doppiatori spesso abbiamo sopportato rappresentano una mancanza verso quella che in realtà è la fase più delicata di un film. Non è presunzione, poiché mettere mano ad un prodotto altrui è sempre più complicato che finire un proprio lavoro.

Nel doppiare cerchiamo la migliore sintonia, riproducendo sentimenti e tecniche non pensati e studiati inizialmente da noi.

La post-produzione richiede particolare cura e grande responsabilità verso l’opera e il pubblico.

Fortunatamente possiamo dire che il riconoscimento artistico nei nostri riguardi sta via via crescendo, non solo da parte di spazi internet e festival, ma anche di radio e riviste, anche a livello nazionale come Radio Deejay e Radio 24, Vanity Fair, o talvolta i programmi TV della Rai.

I primi a ricordarsi di noi, comunque, sono stati e sono sempre gli ammiratori e non finiremo mai di ringraziarli per questo, per non parlare delle straordinarie opere enciclopediche del
Prof. Gerardo Di Cola
A carattere storico che introducono il doppiaggio all’editoria e agli ambienti accademici (opere presenti nelle maggiori case del cinema e biblioteche in tutta italia).

Ricordiamo con orgoglio le medaglie del Capo dello Stato consegnate alla categoria dei doppiatori nel dicembre 2014 dal Ministro dell’Istruzione per il contributo artistico e il valore culturale.

Festival in tutta Italia, raduni di appassionati, comics e simili ci invitano continuamente quali ospiti alle loro manifestazioni.

Ormai le nostre voci hanno un volto e sempre più spesso gli ammiratori ci riconoscono a vista appena ci notano arrivare all’evento prima che prendiamo posto.

Immancabili le loro affettuose richieste di foto ed autografi.

I nostri nomi iniziano a dire qualcosa al pubblico italiano; che siamo proprio noi la voce dell’uno e dell’altro attore di Hollywood che da sempre gli parla attraverso noi.

Non solo abbiamo un volto per il pubblico italiano, ma gli stessi attori che doppiamo capita che ci telefonino per ringraziarci del buon lavoro svolto e capita anche di essere invitati ad incontrarli personalmente alle prime dei film o ad eventi analoghi a cura dei produttori americani.

Sempre più di frequente l’attore di Hollywood richiede espressamente l’uno o l’altro doppiatore preferito e succede anche che nascano delle amicizie con noi colleghi d’oltre oceano.

La precedente disinformazione su noi aveva portato il pubblico fuori strada, quindi normale che le critiche negative fossero fatte a briglie sciolte senza che se ne notassero le contraddizioni molteplici, ma ora, col solo web prima e coi media tradizionali poi, abbiamo avvicinato gli spettatori che ora comprendono serenamente quest’arte da lungo ignorata e hanno cambiato totalmente opinione, rivalutandoci e ammirandoci con una stima ed un affetto che toccano il cuore.

Le critiche sregolate che un tempo non avevano controllo sono ora sterili voci nel deserto.

Se nel tempo dell’ignoranza in materia c’era l’80% di pareri negativi e il resto era dato da perplessi astenuti, ora il 90% è a nostro sostegno e il restante 10 è frammentato tra ignoranti, pettegoli e pochi altri che non si interessano della cosa.

E’ bastato il dialogo col pubblico tenutoci lontano per decenni e la situazione si è logicamente ribaltata.

Dicevano bene certi antichi quando affermavano che la vera ricchezza e il vero potere risiedono nella conoscenza.

La critica negativa ha perso moltissimo terreno da quando il pubblico si è documentato sulla faccenda.

I maliziosi sono ridotti ad un unico e monotono copione di luoghi comuni e ridondanze, contraddizioni ed ignoranza circa storia del cinema e temi socio-culturali,offese e pregiudizi; una musica superata che per forza di cose non convince più nessuno.

Se tale critica ha ancora un’essenza è solo perché si alimenta di anno in anno di sempre più nuovi pettegolezzi su altri settori dello spettacolo e della società in genere, una realtà di bassa lega ormai sbugiardata che attira solo le inconcludenti chiacchiere da salotto.

Certi nostri oppositori chiamavano e tal volta ancora chiamano idiota quel pubblico italiano di cui noi abbiamo invece da sempre rispetto e stima, anche perché senza di esso né noi né certi oppositori lavoreremmo.

Noi, a differenza loro, abbiamo creduto nel pubblico, capendo che non aveva colpe di ignorarci e fraintenderci, perché nessuno lo guidava, bensì lo si strumentalizzava aizzandolo a comodo contro il capro espiatorio di turno.

Noi, tuttavia, spinti da cultura e correttezza, abbiamo spiegato per anni e in vari modi come stessero le cose e alla fine, come sapevamo già, gli spettatori hanno ben capito e acquisito una piena consapevolezza come pubblico italiano.

Al solito cultura e dialogo sono la sola vera chiave del progresso.

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