L’anonimato dei doppiatori

12 09 2013 da

Cosa dite dei vostri nomi nei titoli al cinema?

Nel tempo siamo quasi spariti, ma rispetto al 2010 la cosa sembra essersi un po’ attenuata, anche se l’allarme rimane.

Non c’è ancora una direttiva praticata coerentemente. Va un po’ così: a volte siamo ricordati per ultimi nei titoli di coda e altre volte per primi (caso raro).

Comunque non chiediamo il primo piano, ma un posto coerente, sicuro e costante, come per ogni altro attore che collabora al film.

Le aspettative che nutriamo sono comunque giustificate ufficialmente dal nostro contratto che prevede la presenza dei nostri nomi al cinema non nei titoli di coda dei film, ma in testa.

Quindi essere nei titoli di coda, come ancora oggi, non è solo ingiusto secondo gli accordi sottoscritti, ma anche insensato, perché compariamo solo dopo la lunghissima lista di nomi stranieri, perfino quindi dopo l’ultimo costumista o truccatore, quando gli spettatori praticamente hanno già lasciato la sala.

E noi voci degli attori protagonisti?

Abbiamo un ruolo più determinante di un truccatore, si spera.

Il fenomeno rappresenta un affronto, come se la nostra parte di lavorazione del film fosse opzionale, quando evidentemente fa tutta la differenza per il mercato italiano.

Ci auguriamo sentitamente che si torni a valorizzare la nostra professionalità, come accadde nel 1970, quando si stabilì per legge l’inserimento dei nostri nomi nei titoli dei film proiettati al cinema.

E i vostri nomi nei DVD?

Ci siamo, sì, ma dopo tutti gli altri, come nei titoli al cinema. E’ assurdo. Noi che costituiamo la metà italiana dei protagonisti siamo ricordati con tanta poca grazia, sbattuti sul fondo del prodotto che invece senza di noi non avrebbe affatto la stessa diffusione su vasta scala.

Almeno le voci principali meritano di essere ricordate accanto agli interpreti originali.

Le versioni doppiate quindi devono poter godere di un loro specifico adattamento dei titoli.

Ciò avviene già in vero, ma solo per i telefilm dove il canale TV subito tronca la sigla per lo spazio pubblicitario, oppure nei cartoni animati che come tali si rivolgono ad un pubblico di bambini ai quali però comprensibilmente dei nomi dei doppiatori non importa nulla.

Allora come vivete il vostro anonimato di immagine?

In TV sentiamo parlare di continuo dei divi del cinema, spesso anche in merito ad aspetti futili delle loro vite e carriere, mentre i valenti attori/doppiatori in patria, fondamentali per la cinematografia straniera e a volte molto utili anche a quella italiana,  sono velati da un silenzio quasi assordante.

Vero che la cosa sta finalmente cambiando, ma molto lentamente e quasi solo grazie al pubblico interessato e ai pochi promoter del doppiaggio.

Cinecittà è la nostra Hollywood, i cui artisti sono fonte di invidia e ammirazione in tutto il mondo.

Da italiani ci auguriamo che il tappeto rosso sia più adeguatamente steso anche per noi doppiatori.

La televisione non presenta quasi mai i nostri volti associandoli alle nostre voci, salvo in rari programmi a tema della seconda serata.

Anche quando recitiamo in video in film e fiction, generalmente non veniamo riconosciuti, perché la malsana abitudine di un doppiaggio sempre nell’ombra ci rende voci senza volto.

I mass media offrono con ostinazione le frivolezze di alcune star straniere, specialmente quando potremmo saperne di più di noi doppiatori anche perché , senza di noi, per altro, quelle stesse frivolezze difficilmente coglierebbero la fantasia di certo pubblico.

Ciò che invece auspichiamo sono le dirette TV in prima serata riguardo i festival che durante l’anno premiano le migliori voci italiane e che le rubriche dedicate al cinema ritaglino un adeguato spazio anche per il doppiaggio.

Tuttavia manifestazioni culturali, premi dalle istituzioni,  pubblicazioni, siti web insieme a riviste, radio e TV locali ci stanno dando man mano il giusto ritorno di immagine, ma ancora molti mancano all’appello.

Approfondimenti all’articolo:
il doppiaggio, un’arte da rivalutare

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