Traduzione e adattamento di un doppiaggio

18 01 2015 da

Tradurre e adattare in italiano il copione di un film straniero è qualcosa di complesso e per niente scontato.

L’attenzione richiesta è molta e un piccolo dettaglio può modificare un intero concetto e così il nesso tra gli eventi della trama del film.

Precisiamo che il copione, prima di arrivare a noi doppiatori, è passato al vaglio da tre figure professionali: il traduttore, il dialoghista e l’adattatore.

Ciascun professionista lavora indipendentemente dal collega e coordinarsi in un contesto del genere è faticoso.

I contatti tra le parti sono minimi a causa del poco tempo imposto a monte dai produttori e di conseguenza dallo studio di doppiaggio.

Quando i tempi di lavoro non erano eccessivamente rapidi come oggi, riuscivamo ad ottenere un prodotto molto ben curato e degno delle maestranze italiane.

Fino agli anni ’90 ogni studio di doppiaggio includeva una piccola sala di proiezione dove i doppiatori con direttori e tecnici guardavano la versione originale, ne discutevano là dove occorreva e solo dopo procedevano col suo doppiaggio.

Oggi purtroppo, a causa dei ritmi di lavoro impostici da certo mercato, questo importante passaggio di studio dell’originale non avviene più.

Il traduttore deve farlo attingendo autonomamente al web (quando il prodotto si trova) e i confronti tra colleghi in sala non ci sono più per mancanza di tempo e mezzi adeguati.

Dopo ciò (che in tali condizioni non esclude dei saltuari errori), il materiale passa al dialoghista, il quale fa un’ulteriore trasposizione culturale tra: nozioni locali della lingua di partenza, modi di dire e proverbi che differiscono dall’italiano, umorismo e simili, trasportando il tutto secondo la loro corrispettiva concezione della nostra cultura.

Fatto ciò, il copione arriva all’adattatore, il quale si assicura che il testo così tradotto non sia superiore né inferiore ai secondi in cui l’attore esprime quei concetti nella propria lingua d’origine.

All’occorrenza, il copione viene ulteriormente accorciato o allungato a seconda della necessità del labbiale straniero aggiungendo o sottraendo parole non indispensabili alla comprensione del dialogo.

Tuttavia, poiché i tempi concessici sono sempre più brevi, a volte le mansioni di adattatore e dialoghista (perfino di traduttore in certi casi) si fondono in una sola persona che così dimezza forzosamente il ritmo di lavoro (coi risultati che oggi purtroppo possiamo tal volta constatare, specie in TV).

Dati questi problemi moderni, spesso doppiatori e direttori in sala si ritrovano a contribuire più del lecito con idee dell’ultimo momento circa traduzioni e adattamenti, una grave perdita di tempo che va ad ulteriore discapito di una fase che invece necessita per natura dei propri tempi tecnico-artistici.

I ruoli del doppiaggio vanno invece rispettati, come nel passato, o film e serie TV rimarranno doppiati meno professionalmente rispetto ai decenni scorsi.

Oltre alle ragioni pratiche ed etiche accennate in Doppiaggio e disabilità va detto che non possono imporci la sola versione originale dei film, ma limitarsi rispettosamente all’offerta di entrambe le versioni come avviene nei DVD: sia originale che doppiato italiano.

Certo ciò è possibile solo coi DVD. I cinema non possono sprecare metà programmazione per il solo audio originale, perché non venderebbero abbastanza biglietti, anzi, ne venderebbero pochissimi rispetto alla loro offerta, il che li manderebbe semplicemente falliti.

Vero che gli appassionati del cinema grazie ad internet sono impazienti di aspettare qualche settimana per la versione italiana come nel passato e che spesso già vanno a cercare il prodotto estero appena sfornato, ma è necessario fare i conti con tutti i fattori in gioco, non solo con l’eccessiva smania di avere tutto subito.

Tutti noi, italiani in genere, siamo di fatto un’intera cultura con logiche e bisogni prettamente propri.

Certo non possiamo dimenticare lingua e tradizioni italiane e prestare giuramento alle bandiere straniere solo perché doppiando alla maniera gloriosa del passato si attenderebbe il film qualche settimana in più …

Ma stiamo scherzando? Siamo amici delle altre culture, non i loro sottoposti!

Quindi che nessuna delle parti in gioco tiri troppo la corda, o si sconfina e i problemi si moltiplicano senza alcun reale bisogno.

Non ci si può certo fondere in un’unica cultura internazionale … Non solo è caotico e complica la vita a tutti, ma è materialmente impossibile.

Stiamo perdendo la giusta e naturale visione delle cose ormai. Non bisogna mai esagerare, estremizzare.

Omologare senza criterio … non è espressione di una società sana.

Una società non è libera quando fa ciò che più le va sulla scia del momento, ma è libera solo quando fa ciò che è utile nel rispetto delle necessità di tutti.

In tal senso, ad esempio, ricordiamo gli spettatori disabili visivi che dipendono dal doppiaggio.

Facile criticare le traduzioni del doppiaggio esaltando quelle libere nel web … troppo facile.

Chi traduce nel web per passione, da puro fan, non ha il fiato sul collo dei datori di lavoro; non ha pressioni varie; non è legato da censura o tempi di lavoro precisi, quindi il paragone perde tutta la sua efficacia, basta non essere parziali come spesso si fa oggi per moda.

Certo non vorremo fare gli anarchici e così distruggere arte e professionalità …

Seguiamo questa filosofia e il pianeta esploderà in pochi anni in balia delle tante sregolatezze umane.

Tradurre e adattare è quindi un procedimento delicato.

A volte qualche spettatore lamenta le differenze tra i doppiaggi cantati e il corrispettivo della versione originale, ma non si rende conto di ogni complicazione che l’adattamento comporta a noi in sala.

Capita di imbatterci in doppiaggi di scene cantate perfino di genere rap, che per noi si traduce in un inferno di filtri culturali e labiali degli interpreti stranieri.

Il gruppo americano dei Backstreet Boys”, ad esempio, ha tradotto la propria canzone “Quit playing games with my heart” che è diventata “Non puoi lasciarmi così”.

Sia titolo che testo della canzone da americano ad italiano cambiano completamente significato.

Loro stessi si sono resi conto che l’italiano è lungo il doppio dell’americano e che la nostra poesia latina non ha nulla a che vedere con quella anglofona.

E parliamo di un adattamento privo di un visivo, quindi figurarsi se fosse stato un prodotto da doppiare …

Dopotutto le cose si comprendono quando si fanno in prima persona.

Bisogna riconoscere che il web ormai permette a chiunque di improvvisarsi critico e esperto, sollevando spesso polveroni inutili ed estrapolando singoli casi che a conti fatti non fanno alcuna vera differenza.

Le moderne tecnologie ci illudono che tutto sia rapido e facile, eppure sia in aereo che a piedi le distanze tra culture comportano ancora migliaia di chilometri di distanza.

I produttori facevano miliardi anche quando avevamo più tempo per doppiare, non vivevano certo di stenti, eppure impongono ritmi di lavoro che a questo punto diventano poco giustificabili e che suonano tanto come un atto di avarizia e invasione culturale, un vero abuso del proprio ruolo nel mercato che deve invece rendere conto anche ad altre culture (visto che gli si propone…).

Non siamo noi italiani che doppiamo in ritardo, ma sono i produttori che anticipano troppo rispetto alla distribuzione nel mondo.

Idem, infatti, vale per le altre nazioni che doppiano film e serie, tra le quali l’Italia rimane la più capace e rispettosa dell’arte.

Comunque nessuno costringe gli utenti a guardare l’uscita nel web di prodotti  stranieri, basta aspettare un paio di settimane in più come una volta e doppieremo meglio di sicuro.

Gli utenti nemmeno sono costretti a leggerli i commenti nel web sull’originale appena sfornato, né devono favorire le anteprime internet illegali quando queste si presentano.

Bisogna boicottare tali anteprime illegali e evitare di sbirciare quelle straniere autorizzate perché non sono concepite prettamente per noi d’altra cultura, così da restituire forza e indipendenza ad una ragionevole distribuzione locale.

Gli spettatori devono pur collaborare per quel poco che gli concedono ancora.

Non siamo esseri con istinti senza freno e controllo alcuno…

Basta un po’ di buona volontà da tutte le parti in gioco, non solo noi doppiatori. Da soli non possiamo nulla.

Troppo comodo far ricadere tutto sulle nostre spalle perché siamo i più esposti…

Il cinema non è dato solo da registi e doppiatori, ma da questi stessi più gli spettatori.

Ciascuno deve contribuire come meglio può.

Alcuni registi a volte non lo fanno perché forse vedono solo il profitto estremo.

Noi invece collaboriamo come possiamo, ma chiaramente non basta.

E gli spettatori che a volte si lamentano? Collaborano per quei principi artistici di cui parlano in certe critiche?

Troppo facile celarsi dietro un computer anonimo e dire: “armiamoci e partite!”.

Non tutto può essere misurato con lo stesso metro di giudizio, tanto meno con uno sommario e senza formazione professionale.

La trasposizione culturale è una grande sfida e quelli del doppiaggio sono adattamenti impegnativi.

E’ vero che vi sono adattamenti tremendi, ma sono pochi rispetto alla totalità e ricordiamo che non dipendono dalla categoria dei doppiatori.

Lo specifico ruolo del doppiatore in questo sistema è l’ultima ruota del carro, non stabilisce lui le regole, ma vi si sottopone.

In genere comprensibilmente lo si ignora, ma noi doppiatori a volte emuliamo gli effetti vocali originali con tanta cura che adottiamo anche espedienti fisicamente scomodi e non troppo sicuri:

In “Colpa delle stelle”, ad esempio, il collega Manuel Meli a tale scopo, su indicazione della direzione del doppiaggio,  si è impastato la bocca con dello yogurt e ha inalato dal naso dell’acqua, riproducendo così la voce strozzata e ostruita dal sangue del personaggio originale gravemente malato.

In “Salvate il soldato Ryan” Stefano Crescentini (soldato medico ferito a morte) si è sdraiato sul pavimento della sala d’incisione bevendo acqua frizzante per simulare il sangue nella bocca del personaggio agonizzante (rischiando anche lui di strozzarsi).

E noi doppiatori le controfigure non le abbiamo di certo.

In altra occasione il collega Gabriele Patriarca seguendo la scomodità del personaggio in video, è stato tenuto a testa in giù e così ha inciso l’anello in questione del film.

In “Harry Potter e il calice di fuoco”, Alessio Puccio per vivere il personaggio che nuotava nel lago, ha doppiato Harry standosene in un vero bacile d’acqua nel mezzo della sala di incisione.

Il nostro lavoro lo svolgiamo con la stessa passione e la stessa serietà dei colleghi stranieri che doppiamo.

Al realismo ci teniamo, per quanto dipende da noi …

In “Harry Potter e la pietra filosofale” Letizia Ciampa (al tempo ancora una bambina), pur di simulare al meglio le grida di Hermione alle prese col troll, si è fatta sollevare e scuotere di peso tra le braccia dell’assistente al doppiaggio.

In altre occasioni Alex Polidori da bambino si faceva noiosamente solleticare pur di migliorare il realismo del suo attore nella versione italiana.

Sapeste che imbarazzo e difficoltà doppiare una scena di sesso con partner al leggio la propria sorella… Succede.

Se siamo noi due fratelli ad aver vinto in separata sede il provino, non possono certo rimandarci a casa perdendo anche tempo.

Il lavoro è lavoro.

Buffe le critiche sull’adozione di certi nomi italianizzati quando in vero sono stati stabiliti dalle edizioni italiane dei romanzi da cui sono tratti i relativi film.

E oggi di film e serie basati su romanzi ce ne sono a bizzeffe.

Lì non dipende dal doppiaggio, il quale si limita semplicemente a rispettare gli accordi editoriali con gli scrittori e i loro traduttori.

Tra produttori e doppiaggio italiano vi sono, per altro, così tanti filtri e ragioni che solo un esperto in materia può comprendere i veri perché di tante questioni interne.

Una cosa è certa: il doppiaggio è sempre supervisionato dai produttori, quindi ciò che sforniamo è approvato da loro di fatto.

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