Sui corsi di doppiaggio

12 09 2013 da

Cosa pensate dei corsi di doppiaggio?
Sono un’utile rampa di lancio per chi vuole fare un uso ottimale della propria voce, ma non sempre per finire in sala di doppiaggio.
Il corso di dizione e doppiaggio è il livello ultimo di un più lungo percorso recitativo richiesto all’aspirante doppiatore.
Prima occorre essere attori, come minimo di teatro e per degli anni.
Bisogna poi fare attenzione e individuare le migliori scuole, le più credibili e professionali, poiché c’è il rischio di imbattersi in inutili esborsi di denaro per risultati poi inconcludenti.
I corsi per eccellenza sono categoricamente quelli di Roma, dove il doppiaggio è nato e cresciuto.
Tuttavia è necessaria una formazione più completa, da attori a tutto tondo, non solo a livello vocale.
Prima di un corso di doppiaggio è indispensabile studiare recitazione presso l’accademia e fare pratica in teatro. Solo dopo questi anni di formazione si può passare al corso di doppiaggio e ai provini presso gli studi.
C’è una differenza radicale tra chi è attore di solo doppiaggio sin dall’infanzia e chi tenta di imitare quella formazione d’eccezione in età più matura.
Le capacità acquisite non sono affatto le stesse e le performance lo dimostrano, facendo la differenza nelle possibilità di lavoro.
La vera strada è una crescita nel doppiaggio che parta dai primi anni di vita.
Come spiegato, nessuno frequenta un corso teatrale per poi finire dritto a lavorare sul set di film hollywoodiani o accanto a maestri del teatro come Proietti o Dario Fo.
Ed anche nei casi di talenti unici serve apprendere la tecnica e il resto.
Il limite anagrafico comunque sussiste e 20/25 anni sono già un’età tarda, giusto il tempo per frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica, a patto che non si abbia già un’esperienza teatrale di base coltivata con coerenza fino a quel momento, cosa che può ancora fare la differenza.
Occorre chiarire che noi doppiatori non siamo attori di seconda scelta solo perché lavoriamo nell’ombra, per tanto non possiamo essere affiancati da talenti improvvisati che non hanno la nostra esperienza.
Anche noi, pur avendo avuto il vantaggio di crescere nell’ambiente del doppiaggio, abbiamo raggiunto l’attuale libello di professionalità solo negli anni.
Non abbiamo certo iniziato con interpretazioni alla pari dei colleghi più maturi.
Tutti hanno il diritto di mettersi alla prova e darsi delle possibilità, ma nei tempi e nei modi giusti.
Uno stuard novello, ade esempio, deve attenersi al proprio ruolo e non può pretendere di pilotare un aereo, tanto meno di una compagnia importante.
Prima si familiarizza con la vita a bordo, poi si studia da piloti e solo dopo la debita pratica in subordine si arriva a padroneggiare il velivolo.
Occorrono prima anni di crescente formazione, come anche nel doppiaggio.
La così detta gavetta è di regola, anche per chi cresce nel settore.
Ciascuno sogna lavori ambiti di qualche genere, ma non è sempre possibile farli.
Anche ad alcuni di noi doppiatori piacerebbe lavorare per realtà a noi superiori, ma conosciamo i nostri limiti e ormai non possiamo più diventare calciatori, astronauti o altro.
Per farlo ci saremmo dovuti trovare nel luogo giusto al momento giusto, ma così non è stato, quindi ci limitiamo ad ammirare i professionisti con rispetto, mettendoci onestamente in gioco secondo le capacità.
Non dimentichiamo che noi doppiatori siamo attori a pieno titolo.
Molti di noi sono anche attori di cinema e teatro di un certo spessore. A volte potete vederci in fiction e serie TV e tra i migliori trovate anche presentatori televisivi come Pino Insegno.
Nei confronti del doppiaggio c’è molta disinformazione. Questo alimenta illusioni e confusione.
Non vogliamo diffidare di ogni giovane proposta, ma teniamo conto di un pericolo da marginare, quello conseguente ad un cinema sempre più realistico, il quale così in teoria parrebbe accontentarsi di voci con minor formazione professionale.

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2 Commenti

  1. Ciao.
    Prima di tutto complimenti per il tuo lavoro, seguo sia il sito che i video che posti e mi piacciono davvero molto.
    Avrei solo una domanda. Ho visto un’intervista di una ragazza che ha frequentato un corso di doppiaggio tenuto da due dei migliori doppiatori italiani, e lei ora fa la doppiatrice a tempo pieno, ma prima di entrare a far parte del corso non aveva frequentato accademie teatrali, eppure è riuscita comunque. Dici che è stata solo ‘fortuna’ (ma lei è davvero molto brava, a parer mio), o anche solo con i corsi si può comunque riuscire ad entrare a far parte di questo mondo?

    • Ciao. Non ti so dire come lei abbia fatto, non sapevo nulla. Come si chiama la ragazza? Magari il suo è stato un caso eccezionale con un misto di forte talento innato e capacità di apprendimento sviluppate, non so, ma certo più si è preparati e meglio è, anche perché se no col tempo il doppiaggio diventerebbe sempre più sterile e finto, un degrado che dobbiamo escludere. Direi di non pensare alle eccezioni, ma di focalizzarsi sul miglior percorso. Le scorciatoie non sono un buon auspicio per come sarà a lavoro poi l’una o l’altra persona. A differenza di un figlio d’arte, un talento esterno chiaramente non è cresciuto in ambiente e non ha potuto imparare sul campo, che è la preparazione per eccellenza per il doppiaggio, quindi deve rimediare con una base più ampia che compensi al meglio. Non andrei tanto a guardare le eccezioni, a parer mio. Comunque grazie dei tuoi apprezzamenti, mi ripagano della fatica 🙂

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