Anna Magnani e il doppiaggio

06 04 2016 da

“Anna Magnani e Il Doppiaggio” è un saggio inedito a cura dello storico del doppiaggio Prof. Gerardo Di Cola, un documento storico unico che getta ulteriore luce sul cinema italiano e straniero che ha da sempre sposato in molte culture (specie in Italia) l’arte del doppiaggio.

Tale documento ci ricorda una volta di più come si fa la vera ricerca con numerose fonti autorevoli e uno studio comparato e approfondito, il frutto sempre di un lavoro d’archivio accurato ed impegnativo.

ANNA MAGNANI E IL DOPPIAGGIO

di Gerardo Di Cola

 

Anna Magnani debutta nel cinema in un film di produzione italo-tedesca, Scampolo, realizzato nel1928 dal regista Augusto Genina. In un ruolo assolutamente marginale, Anna entra nel cast del film che è muto, anche se il sonoro ha già rivoluzionato da poco meno di un anno il mondo cinematografico americano.

L’invenzione che ha permesso al cinema di parlare é utilizzata per la prima volta in due film girati quasi contemporaneamente dalla Warner Bros, Lights of New York e Il cantante di jazz. Il primo é proiettato l’8 giugno del 1927, il secondo, che sarà ricordato come il primo film parlato della storia del cinema, il 6 ottobre 1927.

Quando Genina realizza il film d’esordio della Magnani, gli stabilimenti italiani (e anche quelli europei) non sono ancora attrezzati per registrare il sonoro contemporaneamente alle immagini e il doppiaggio non è stato ancora inventato. Gli italiani devono aspettare tre anni per vedere il primo film parlato realizzato in Italia, La canzone dell’amore (1930) di Gennaro Righelli, proiettato al Supercinema di Roma il 5 ottobre del 1930 in visione privata a Benito Mussolini. Per i film stranieri, gli italiani, sono costretti a pazientare ancora un anno e a sopportare le fastidiose didascalie dei tempi del muto. Con l’introduzione della tecnica del doppiaggio, finalmente, tutti gli italiani possono andare al cinema per divertirsi senza affaticarsi nell’inseguire le numerose didascalie esplicative che si alternano, spesso, troppo velocemente.

 

Nel 1934 Anna Magnani, nella parte della cameriera Emilia, entra nel cast di Tempo massimo, pellicola d’esordio di Mario Mattòli. Il film, girato in presa diretta con il sistema RCA PHOTOPHONE, non ha bisogno di parti da ridoppiare anche se gli stabilimenti dove Mattòli gira, Cines-Pittaluga, sono stati i primi a dotarsi di una sala di doppiaggio. Tra gli interpreti, oltre a Vittorio De Sica, ci sono alcuni attori che hanno già avuto (o avranno) contatti consistenti con il fenomeno doppiaggio, fenomeno che assumerà un’importanza centrale nel panorama cinematografico italiano negli anni a seguire.

II due fratelli, Milly e Toto Mignone, ripettivamente nelle parti di Dora Sandri e Popi, erano stati coinvolti, durante una tournée negli Stati Uniti, in alcuni doppiaggi, realizzati direttamente a Los Angeles, di film da esportare in Italia prima che la Cines costruisse la sua sala di sincronizzazione.

Nerio Bernardi, nella parte di Bob Huerta, doppierà Donald Crisp in Com’era verde la mia valle, Basil Rathbone in Il segno di Zorro, George Sanders in Il figlio della furia.

Camillo Pilotto, il maggiordomo, interprete nel primo film sonoro italiano, è la voce di Victor McLaglen in Il traditore di John Ford che ottiene la Nomination Coppa Mussolini al Festival di Venezia del 1935 e il Premio Oscar nel 1936.

Infine, Stefano Sibaldi nella parte di Carletto, tra i più grandi doppiatori per quasi cinquant’anni, delle due più importanti organizzazioni di doppiaggio del dopoguerra, la C.D.C. (Cooperativa Doppiatori Cinematografici) e la S.A.S. (Società Attori Sincronizzatori).

 

Nel 1935 Anna Magnani gira, nella parte di Anna, La cieca di Sorrento di Nunzio Malasonna. Ancora un film in presa diretta dove esordisce una bambina, Miranda Bonansea, nella parte di Beatrice. L’anno seguente, la piccola Miranda, doppierà la piccola Shirley Temple, diventandone la voce ufficiale; non si allontanerà più dal mondo del doppiaggio, dove presterà la voce a tante giovani protagoniste del cinema americano, tra cui Grace Kelly in Mezzogiorno di fuoco.

Altro interprete del film, nella parte di Giovannini, è Adolfo Geri che presterà la voce in tanti film a Gene Kelly, tra cui il capolavoro musicale Cantando sotto la pioggia.

 

Sempre in presa diretta, con il solito sistema PHOTOPHONE, Anna gira Quei due di Gennaro Righelli e due film nel 1937, Trenta secondi d’amore di Mario Bonnard e Cavalleria di Goffredo Alessandrini.

Nel 1938 entra nel cast di La principessa Tarakanova di Fedor Ozep e Mario Soldati. Nel film, di produzione italo-francese, la Magnani interpreta Marietta, la cameriera della principessa che è interpretata dall’attrice svizzera Annie Vernay. Il cast internazionale, composto anche da Pierre Richard-Willm (conte Alexis Orloff), Roger Karl (principe Radziwill), Suzy Prim (l’imperatrice Caterina II), obbliga la produzione a doppiare la pellicola.

Il doppiaggio è l’ultima fase della realizzazione di un film; fase che avviene qualche tempo dopo la fine delle riprese. Può accadere, però, che nel momento della post-sincronizzazione gli altri interpreti italiani della pellicola, come la stessa Magnani, Antonio Centa (capitano Sleptozow), Enrico Glori (il mercante), sono impegnati nelle estenuanti tournée teatrali del periodo, quindi impossibilitati a rientrare a Roma per auto-doppiarsi. Anch’essi, quindi, devono essere doppiati!

E’ uno dei primi film della storia del cinema in cui tanti attori italiani lasciano che qualche altro reciti in voce per loro. E’ un evento singolare che dovrebbe restare circoscritto nell’ambito della straordinarietà. Avviene, invece, che la pratica di realizzare un film con attori che recitano con la voce di altri diventi una consuetudine che si accentua nel tempo fino a cristallizzarsi in prassi dopo l’evento bellico che sta per abbattersi sull’Europa.

I doppiattori che intervengono in La principessa Tarakanova, diretti dallo stesso Mario Soldati, sono: Lydia Simoneschi (Annie Vernay), diventerà la più grande doppiatrice di tutti i tempi prestando la sua voce melodiosa a tutte le più importanti attrici dagli anni ’40 a gli anni ’70; Augusto Marcacci (Pierre Richard-Willm), voce di Alan Ladd in Il cavaliere della valle solitaria; Giovanna Scotto, grande interprete della prosa radiofonica e voce di Ingrid Bergman in Casablanca; Gaetano Verna (Roger Karl), voce ufficiale di Spencer Tracy fino alla fine degli anni ’40; Lauro Gazzolo (Enrico Glori), voce caratteristica del vecchietto del West, tra le più imitate del cinema italiano; Giulio Panicali (Antonio Centa), voce flautata dei più affascinanti divi di Hollywood; infine, Marcella Rovena, stupenda interprete nel ruolo della vedova in La strada di Federico Fellini, che ha il compito di far recitare in voce Anna Magnani.

Nel 1940, nella parte di Ivana l’amante di Max, gira Una lampada alla finestra per la regia di Gino Talamo. Il film, di difficile reperibilità (quindi nulla può essere detto in riferimento ad un eventuale doppiaggio), ha un cast di attori che sono anche le colonne portanti del doppiaggio dell’epoca. Il personaggio di Max è interpretato da Luigi Pavese, la voce di Burl Ives in La gatta sul tetto che scotta: memorabile per la storia del cinema il dialogo-scontro tra il vecchio Harvey/Ives/Pavese e il figlio alcolizzato, Brick, interpretato da uno straordinario Paul Newman cui presta la voce, una voce da Oscar, Giuseppe Rinaldi. Nel film recita anche Tina Lattanzi che è già famosa, forse più della Magnani, per essere la voce della “divina” Greta Garbo. Infine, nel ruolo di Andrea Viardo recita un vecchio leone del palcoscenico, Ruggero Ruggeri, che è già nella storia del teatro italiano, ma che entrerà anche nella storia del doppiaggio quando permette a Gesù di parlare in Don Camillo e in Il ritorno di Don Camillo.

Nel 1941 Anna Magnani, nel ruolo di Wanda Reni, è diretta da Piero Ballerini in La fuggitiva. Il film è quasi totalmente doppiato tranne le parti della Magnani che recita in presa diretta e di Stefano Sibaldi, nella parte di Matteo Bonetti, che si auto doppia. I doppiattori del film sono: Emilio Cigoli (Nino Crisman), voce stentorea di quasi tutti i grandi interpreti del cinema mondiale, da John Wayne a Jean Gabin, da Gary Cooper a Richard Burton, da Orson Welles a Laurence Olivier, da Max Von Sydow a Vittorio Gassman, per oltre diecimila film doppiati; Mario Besesti (Annibale Betrone), tra i più grandi, voce di Charles Coburn, Thoma Mitchell, Charles Laughton; Renata Marini (Jole Voleri) voce di Olivia de Havilland in Via col vento; Augusto Marcacci (Renato Cialente); Clelia Bernacchi (Anna Carena) voce di Lauren Bacall in Il grande sonno; Cesare Polacco (il commissario), l’attore che sarebbe passato alla storia di Carosello per non aver mai usato la brillantina Linetti; Giorgio Capecchi (il prete) altro grande dei prestatori di voce (Anthony Quinn, Edward G. Robinson, Lee J. Cobb, Louis Calhern, Leo G. Carroll); Aldo Silvani (il medico) interprete molto presente nella prosa radiofonica e televisiva.

Nello stesso anno gira Teresa Venerdì di Vittorio De Sica ……………………….

Nel 1942 Anna Magnani, nella parte di Ninetta “Lulù”, gira Finalmente soli di Giacomo Gentilomo che è affiancato da due giovani aiuti, Mario Monicelli e Alberto Vecchietti. L’attrice, che canta con la sua straordinaria voce, nel parlato è doppiata. Probabilmente le ragioni non si sapranno mai, ma il dato è certo essendo certa la timbrica inconfondibile di chi la doppia, Tina Lattanzi. La recitazione della Lattanzi fa moda in questo periodo con il suo famigerato birignao. Il bel timbro di voce dalle tante sfumature, una gamma estesa di tonalità e una recitazione che è un saliscendi di vocalità sono l’ingrediente esplosivo che la rendono unica e facilmente imitabile. In un film del 1959 di Dino Risi, Il mattatore, Vittorio Gassman imita Greta Garbo con la voce di Tina Lattanzi. Tutti cercano di copiarla, anche le attrici italiane che hanno delle voci non all’altezza e recitazioni discutibili, ottenendo risultati esilaranti. Non è il caso della Magnani che possiede una straordinaria voce, forse non bella secondo i canoni dell’epoca ma incisiva e coinvolgente. L’unica spiegazione, quindi, è l’assenza dell’attrice, magari impegnata in teatro o per le vicende legate alla guerra nel momento del doppiaggio essendo il film sicuramente ricorso alla pratica più detestata del cinema italiano.

I doppiattori intervenuti sono: Lydia Simoneschi per Maria Mercader, Lola Braccini, per Pina Gallini, Giovanna Cigoli per Velia Galvani, Achille Majeroni per Nicolas D. Perchicot, Giovanna Scotto per Jone Morino che qualche anno più tardi diventerà insegnante all’Accademia di arte drammatica Silvio D’Amico. Inoltre si riconosco le voci di Cesare Polacco per il capo cameriere, di Mario Corte per un inserviente e il vetturale. Infine, i due scemi al ristorante hanno le timbriche inconfondibili di Gualtiero De Angelis (Miguel De Castiglio) e Carlo Romano (Checco Rissone). De Angelis e Romano, due colonne portanti del doppiaggio, sono le voci, rispettivamente, di James Stewart, Cary Grant, Dean Martin e Jerry Lewis, Bob Hope, Alfred Hitchock.

Nel 1942 Anna Magnani recita, nella parte di Zizì, in La fortuna viene dal cielo. Nulla può essere detto del doppiaggio del film essendo la pellicola difficilmente reperibile. Però, tra gli interpreti della pellicola ci sono attori che si dedicano anche al doppiaggio come Sandro Ruffini, voce di Charlie Chaplin in Luci della ribalta. Romolo Costa che è (ancora per poco: Emilio Cigoli sta per impossessarsi di tutti i principali interpreti del cinema statunitense) la voce ufficiale di John Wayne e Gary Cooper. Infine, Roberto Villa che però è doppiato da Mario Pisu in Il grande appello di Mario Camerini. Villa che diventerà un importante doppiatore è probabilmente il primo attore italiano ad essere doppiato in un film “made in Italy”. In questo periodo ha inizio un meccanismo perverso che negli anni si consoliderà: i doppiattori presteranno la voce agli attori italiani che possono tranquillamente recitare al cinema (in teatro sarebbe impensabile trovarli sul palcoscenico) senza essere necessariamente in possesso di belle voci, di una dizione accettabile e di una recitazione adeguata. L’Italia è con ogni probabilità l’unico paese al mondo che sopporterà una tale distorsione.

Tra il 1943 e il 1944 Anna Magnani recita in Campo de’ fiori, L’avventura di Annabella, La vita è bella, T’amerò sempre, L’ultima carrozzella, Il fiore sotto gli occhi, ma deve rinunciare a girare Ossessione di Luchino Visconti, film che dà inizio alla nuova stagione del cinema italiano, il Neorealismo. Anche Ossessione è un film doppiato ma nessuno se ne accorge.

Così Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini dove una inarrivabile Magnani recita con uno straordinario Aldo Fabrizi.

A questo punto chi scrive deve raccontare quanto successo nel suo studio di Pescara in occasione della proiezione del documentario, I registi italiani e il doppiaggio, in preparazione per il Festival “Voci nell’ombra” diretto da Claudio G. Fava. Alla proiezione assiste un solo spettatore, il critico cinematografico Fernaldo Di Giammatteo, presente nel capoluogo abruzzese essendo in giuria al Festival Flaiano diretto da Edoardo Tiboni. La prima parte del documentario si chiude con la famosa scena della Magnani che corre disperata dietro il camion di prigionieri. Una scena simbolo che sicuramente è doppiata. Chi può pensare che Rossellini abbia girato in presa diretta la scena? Il set è una strada del quartiere Prenestino di Roma che brulica di comparse, il camion si muove facendo un fragoroso rumore, la tecnologia è approssimativa: addirittura sembra che la pellicola utilizzata sia scaduta e probabilmente riciclata. Pina, correndo urla. Urla, dal camion che si allontana, anche il marito, Francesco, e qualcuno mette in discussione che il labiale corrisponda all’urlato. Un dato è certo: Francesco (Francesco Grandjacquet) ha la voce di Gualtiero De Angelis che é è conosciuto negli ambienti cinematografici per essere il doppiatore ufficiale di Erroll Flynn.

Dopo alcuni secondi dall’inizio della famosa scena, in sovraimpressione, compare la seguente didascalia che lascia intravedere la corsa di Pina dietro il camion:

 

“ Anche ROMA CITTA’ APERTA di Roberto Rossellini è doppiato. I detrattori del doppiaggio devono incassare una cocente delusione: il film che segna l’inizio di una nuova era del cinema e che permette ad un’Italia prostrata e povera di riguadagnare la scena internazionale con un atto di rottura verso gli stilemi del passato, ricorre anch’esso alle cure del doppiaggio. Le voci sono quelle solite che vengono impegnate nei film americani.”

 

Nel momento del fischio dei ragazzi dopo l’uccisione di don Pietro, mi volto, mentre metto in pausa, verso il critico, rimasto in silenzio, che, dopo alcuni secondi, sbotta: “ma lei mi ha rovinato (o rigato?) il film della mia vita!” Io di rimando: “ma lei non si accorgeva del fenomeno?” E lui: “non ci facevamo caso”.

La risposta sembra incredibile se si tiene conto che i critici cinematografici per il loro lavoro devono vedersi quasi tutte le pellicole che escono nelle sale. Sono soprattutto film stranieri tutti necessariamente doppiati. La più importante organizzazione che doppia il 90% della produzione straniera è la Cooperativa Doppiatori Italiani, C.D.C., fondata nel luglio del 1944, quindi nello stesso periodo delle riprese del film. Rossellini, per doppiare il suo film simbolo, sceglie la C.D.C. anche perché è ancora l’unica esistente a Roma e sul territorio nazionale. I soci doppiattori che partecipano al doppiaggio hanno voci molto note. Oltre a Gualtiero De Angelis, partecipa Lauro Gazzolo, notissimo attore cinematografico e radiofonico e famosissima voce del vecchietto del West. Ci sono anche Giulio Panicali, Mario Besesti e la voce di Biancaneve, Rosetta Calavetta, che diventerà la doppiatrice ufficiale di Marilyn Monroe.

E’ utile analizzare il seguente quadro che riporta tutti i doppiatori intervenuti e sottolineare che uno degli sceneggiatori è Federico Fellini:

 

 

Tra i doppiatori c’é perfino un ragazzino, Ferruccio Amendola, che, però, non è ancora riconoscibile, ma il dato è certo perché lo stesso lo ha confermato all’aurore di queste note. Gli altri, come Cesare Polacco e Giorgio Capecchi, hanno voci che si sentono continuamente in questo periodo ma che si ascolteranno “ossessivamente” negli anni a venire.

Torniamo, quindi, alla risposta del critico tenendo presente che Fernaldo Di Giammatteo non è soltanto un esperto di cinema, ma è uno storico tra i più importanti. Ha progettato il Filmlexicon degli autori e delle opere (Edizioni di Bianco e Nero, Roma 1957). Dal 1969 al 1975 è stato vicepresidente del Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1974 ha fondato la collana monografica “Il Castoro Cinema”. Dal 1982 al 1993 ha diretto la Mediateca Regionale Toscana. Tra le sue tante opere, sono da ricordare: Dizionario universale del cinema (Editori Riuniti, Roma 1985); Lo sguardo inquieto (Editori Riuniti, Roma 1994); Storia del cinema italiano 1940-1990 (La Nuova Italia, Firenze 1994); Storia del cinema (Marsilio, Venezia 1998); Milestones. I trenta film che hanno segnato la storia del cinema (Utet, Torino 1998). Per la casa editrice, Bruno Mondadori, ha pubblicato Introduzione al cinema (2002), Che cos’è il cinema (2003 e 2006) e Dizionario dei capolavori del cinema (2004 e 2008). Alla luce di tutti questi fondamentali lavori e delle date di pubblicazione degli stessi è lecito dubitare, con tutto il rispetto, della giustificazione: ”non ci facevamo caso”.

Non mi accontento e cerco di approfondire la posizione del critico che ha mostrato molto interesse per la mia ricerca che sta per concretarsi con la pubblicazione del libro LE VOCI DEL TEMPO PERDUTO, prima storia del doppiaggio scritta in Italia.

Al Festival Voci nell’Ombra di Finale Ligure il documentario I registi italiani e il doppiaggio (proiezione: venerdì 24 settembre 2004) ha un notevole successo. Uno dei critici della giuria, Morando Morandini, mi chiede una copia e l’autorizzazione a proiettarlo… all’Università se non ricordo male. Mi dice anche che del doppiaggio di Roma città aperta ha già scritto nella rubrica del settimanale FILM TV in occasione di un altro mio intervento “Profilo di Storia del Doppiaggio” pubblicato in IL DOPPIAGGIO a cura di Alberto Castellano edito dall’AIDAC. Nell’articolo, apparso tre anni prima, Morandini sembra avvalorare l’affermazione di Di Giammatteo. Egli afferma:

 

 

Morando Morandini, giornalista e critico cinematografico de “La Notte” dal 1952 al 1961 e del “Giorno” dal 1965 al 1998, è autore di numerosi saggi, tra cui Non sono che un critico (1995), Storia del cinema (in collaborazione con Goffredo Fofi e Gianni Volpi, 1988), Il dizionario dei film (con Laura e Luisa M., 1992-2002) da tutti conosciuto come “il Morandini” aggiornato annualmente fino al 2012. Nel 1963 Morandini entra nel cast del film Prima della rivoluzione di Bernanrdo Bertolucci, strenuo oppositore del doppiaggio pur utilizzandolo abbondantemente nelle sue pellicole. Nel film il protagonista, Fabrizio, interpretato da Francesco Barilli, ha la voce di Massimo Turci, che non è uno sconosciuto, e Morandini deve per forza averlo sentito al cinema. Turci presta la sua caratteristica timbrica a tutti i giovani attori della cinematografia straniera e italiana, da Sal Mineo di Gioventù bruciata a Maurizio Arena di Totò e Carolina, da Ricky Nelson di Un dollaro d’onore a Anthony Perkins di Il processo, da Enzo Cerusico di Il gobbo di Carlo Lizzani a Jacques Perrin di Cronaca familiare realizzato nel 1962 da Valerio Zurlini, cioè l’anno prima di Prima della rivoluzione. Con ogni probabilità Bertolucci ha visto il film di Zurlini ma non è detto che abbia scelto Turci per averlo ascoltato in Cronaca familiare. Qualche anno più tardi, però, lo stesso Bertolucci mangia doppiatori, chiama ancora Turci per doppiare Jean-Pierre Léaud in Ultimo tango a Parigi dove Marlon Brando ha la voce dell’incomparabile Giuseppe Rinaldi. Bertolucci mostra con questa scelta di non tenere in debito conto che da Prima della rivoluzione a Ultimo tango a Parigi, Turci ha doppiato quasi tutti i cantanti dei “musicarelli”, da Al Bano a Bobby Solo, a Little Tony, per non parlare dei doppiaggi realizzati per far parlare in italiano Alain Delon in Borsalino e Jon Voight in Un uomo da marciapiede dove uno straordinario Dustin Hoffman incontra per la prima volta la voce di Ferruccio Amendola. Quindi, Bertolucci conosce molto bene il mondo delle voci, mentre Morandini “non ci fa caso”.

Ha dell’incredibile ma sembra proprio che l’affermazione di Di Giammatteo trovi riscontro anche nell’esperienza di Morandini. A proposito, Morando Morandini recita nel film Prima della rivoluzione interpretando Cesare con la voce di Gastone Moschin, mentre Cecrope Barilli nel ruolo di Puck ha quella di Mario Feliciani.

Siamo nell’immediato dopoguerra e il doppiaggio entra in punta di piedi ma inesorabilmente nella cinematografia italiana che non ne potrà fare più a meno per quasi quarant’anni.

Tutti i registi lo usano senza porsi tanti problemi; qualcuno, forse per pudore, invece di servirsi delle voci della C.D.C., utilizza quelle meno inflazionate di altre società minori.

I produttori, che hanno soltanto l’obiettivo di risparmiare, trovano nel doppiaggio un valido mezzo per soddisfare l’esigenza dell’economicità: la presa diretta di un film fa lievitare abbondantemente i costi, la scelta di attori non professionisti riduce notevolmente gli stessi, l’utilizzo di doppiatori professionisti garantisce un prodotto qualitativamente accettabile.

Gli attori non professionisti gongolano, ritrovandosi catapultati nel mondo del cinema senza aver seguito corsi di recitazione o di dizione, senza aver mai recitato in teatro o in radio o in televisione.

I doppiatori anche gongolano perché, per prestare la voce agli attori italiani, percepiscono un compenso doppio rispetto alla tariffa sindacale relativa al doppiaggio di un attore straniero.

Infine, i critici cinematografici che, però, al fenomeno doppiaggio “non fanno caso”.

 

Neanche quando Anna Magnani è nuovamente doppiata da Tina Lattanzi in Quartetto pazzo di Guido Salvini i critici “non ci fanno caso”. Non mi rassegno e vado a consultare “il Morandini” del 2000. Magari negli anni … Nulla di nulla. Il film, girato mentre la guerra sta per finire, ripropone un lavoro teatrale che la compagnia Pagnani-Morelli-Cervi-Stoppa ha allestito per la stagione 1944. Rina Morelli, Gino Cervi, Paolo Stoppa e Andreina Pagnani sono tutti doppiatori della C.D.C. Essi, compatibilmente con gli impegni teatrali e cinematografici, sono molto impegnati nel doppiaggio.

La Morelli è la voce di Katharine Hepburn in La segretaria quasi privata, Cervi è la voce di Clark Gable in Accadde una notte, Stoppa è la voce di Fred Astaire in Voglio danzar con te, Pagnani è la voce di Greta Garbo in Ninotchka. Quest’ultima, però, non è gradita alla produzione cinematografica che vuole un nome di richiamo, Anna Magnani. Alla fine, però, la Magnani è doppiata. I motivi probabilmente non si sapranno mai, ma è lecito fare delle congetture. Se non dipende da causa di forza maggiore, il motivo potrebbe essere ricercato nella scollatura che si sarebbe verificata tra le voci armoniose dei tre attori abituati a recitare in una sala buia di doppiaggio con la voce della Magnani che non è strutturata secondo i canoni tonali dell’epoca. Ci potrebbe essere anche una certa difficoltà a prendere i sincronismi da parte di un’attrice istintivamente spontanea non abituata ad auto doppiarsi, che, oltretutto, ha un’avvertibile inflessione romanesca. Comunque, la scelta di far doppiare la Magnani dalla Lattanzi ha in sé qualcosa d’irriverente verso l’attrice che ha una recitazione e una timbrica opposte a quelle della regina del birignao.

 

Dopo Roma città aperta e Quartetto pazzo la Magnani interpreta Nannina Straselli in Abbasso la miseria! di Gennaro Righelli. Da un soggetto dello stesso regista, il film è sceneggiato anche da Mario Monicelli e Nicola Fausto Neroni che è anche l’aiuto regista. Il direttore di produzione e organizzatore generale è Umberto Bompani. Tra gli attori sono impegnati: Sandro Ruffini (Porzio Ray), Lauro Gazzolo (il commendatore Trombetti), Aldo Silvani (il compagno di cella), oltre a Dina Romano e Felice Romano che sono, rispettivamente, madre e fratello di Carlo Romano, la voce di Jerry Lewis e Alfred Hitchcock.

Nel libro LE VOCI DEL TEMPO PERDUTO a pagina 76 e 77 sono riportati i soci fondatori della C.D.C. che il 24 luglio del 1944, davanti al notaio Olinto De Vita di Roma, firmano l’Atto Costitutivo. Essi sono: Maroni Andrea, Panicali Giulio, Gazzolo Lauro, Marcacci Augusto, Incrocci Augusto, Bompani Umberto, Schirato Franco, Pettinelli Amilcare, Savini Luigi, Salvini Alessandro, Romano Carlo, Neroni Nicola Fausto. E’ casualmente assente alla firma, Ruffini Sandro, che entra, però, nel 1° consiglio direttivo di quella che sarebbe diventata la più importante organizzazione di doppiaggio d’Italia.

E’ evidente che Abbasso la miseria! è un film che sembra prodotto dalla Cooperativa Doppiatori Cinematografici. Certamente il doppiaggio è stato curato dalla cooperativa. Ad avvalorare l’attribuzione c’e la seguente singolarità: Aldo Silvani (il compagno di cella), che è anche socio della C.D.C., è doppiato da Cesare Polacco. Si riconoscono, poi, le voci di Augusto Marcacci (il commissario) e di Emilio Cigoli (Vittorio Mottini). Dina Romano si auto doppia in napoletano. Il piccolo Vito Annichiarico è doppiato in napoletano e non è Ferruccio Amendola come avvenuto in Roma città aperta e come avverrà nel successivo film di cui parleremo, Abbasso la ricchezza!. Ultima importante particolarità è ascoltare, un vero godimento per l’udito, Anna Magnani cantare in playback.

 

Nel 1946 la Magnani ricopre il ruolo di Gioconda Perfetti in Abbasso la ricchezza! di Gennaro Righelli. Il film è doppiato sicuramente dalla C.D.C. per la presenza della voce di Alberto Sordi che doppia Vittorio Mottini (Nino). L’attore, non ancora famoso, che fa parte dell’organizzazione di doppiaggio più importante dell’epoca, è la voce di Ollio (Oliver Hardy) in coppia con Mauro Zambuto che doppia Stanlio (Stan Laurel).

Per quanto riguarda la direzione del doppiaggio probabilmente è Nicola Fausto Neroni a dirigerlo. Neroni, che nel film ha collaborato al soggetto e alla stesura della sceneggiatura con Vittorio Calvino, Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Pietro Solari, Fabrizio Sarazani e lo stesso regista, è un socio fondatore della C.D.C. come documentato precedentemente e responsabile delle post-sincronizzazioni dei film della Warner Bross. Nel film recitano Lauro Gazzolo (il commendatore Bardacò) e il grande caratterista Virgilio Riento (don Nicola), che si auto doppiano.

Le altre voci individuabili sono: Dhia Cristiani (Zora Piazza), Luigi Pavese (Domenico Gambino), Paolo Ferrara (Giuseppe Pierozzi), Ferruccio Amendola (Vito Annachiarico) e, infine, Amilcare Pettinelli (il commissario di pubblica sicurezza).

 

Ne Lo sconosciuto di San Marino di Michal Waszynski la Magnani è nella parte di Liliana, la prostituta. Il doppiaggio è affidato ad una nuova società da poco costituitasi la O.D.I. Anna, che sfodera una recitazione intensa, difficilmente riproponibili in un auto doppiaggio, è in presa diretta, tranne poche parti. Così Vittorio De Sica, l’ateo, e Antonio Gandusio, il prete. Invece Aurel Millos, lo sconosciuto, e Renata Bogdanska, Wanda, hanno le voci, rispettivamente, di Roldano Lupi e Gemma Griarotti, che sono le voci di Lewis Stone e Joan Crawford nel ridoppiaggio di Gran Hotel realizzato dalla O.D.I. nel 1952.

 

Sempre nel 1946 la Magnani interpreta Ada in Avanti a lui tremava tutta Roma di Carmine Gallone. Ada è una cantante lirica innamorata di Marco, Tito Gobbi. Entrambi devono cantare in Tosca in un teatro di Roma che sta per essere liberata dai tedeschi. Ada/Magnani, che interpreta Tosca, canta in playback sul sonoro di Elisabetta Barbato, Marco/Gobbi, che interpreta Cavaradossi è doppiato nel parlato da Giulio Panicali. Il film, quasi interamente girato in presa diretta, ha alcuni attori doppiati: Gino Sininberghi (Frank, il paracadutista inglese) ha la voce di Carlo Romano, Hans Henrich (Franz/Scarpia, l’ufficiale tedesco) ha la voce, probabilmente, di Alberto Sordi che recita senza inflessioni. La voce di Radio Londra è di Vittorio Cramer, che doppia anche il generale tedesco.

Un ufficiale è interpretato da Bruno Persa. L’attore, che ha nel doppiaggio la sua principale attività, è scelto da Gallone per la sua conoscenza del tedesco essendo nato a Gorizia. Egli, nello stesso anno, presta la voce a Humphrey Bogart in Casablanca dando inizio a un forte e duraturo sodalizio tra la sua caratteristica timbrica e il volto molto espressivo del grande attore americano.

Si può tentare di risalire alla direzione del doppiaggio del film di Gallone facendo il seguente ragionamento. Carmine Gallone gira negli stabilimenti Scalera registrando il sonoro con il sistema R.C.A. Photophone. Tito Gobbi sicuramente deve essere doppiato nel parlato, così come Gino Sininberghi. Poi c’è Anna Magnani che deve cantare in playback. E’ un film in presa diretta ma che non può far a meno delle cure della sala di sincronizzazione. Chi ha diretto quest’ultimo intervento sul film è difficile dirlo, ma… Probabilmente è stato lo stesso Gallone … Casablanca è prodotto e distribuito dalla Warner Bross che ha in Nicola Fausto Neroni il suo Capo Ufficio Edizioni e direttore di doppiaggio. Egli utlizza spesso Alberto Sordi. In Casablanca, con un’inflessione che lo tradisce in modo evidente, doppia il ladro di portafogli. Nel film capolavoro di Michael Curtiz la voce che introduce la storia è quella unica, evocativa e tra le più imitate di Vittorio Cramer. Neroni non ama chiamare per i protagonisti le voci più note e affida a Persa il compito di doppiare Bogart. E’ tanto vero che Ingrid Bergman non è doppiata dalla solita Lydia Simoneschi o, tanto meno, da Tina Lattanzi, ma da Giovanna Scotto. Alla luce di queste considerazioni chi scrive non si stupirebbe più di tanto se leggesse un giorno, magari!, in qualche documento che Neroni abbia collaborato alla post-sincronizzazione di Avanti a lui tremava tutta Roma.

 

Ancora nel 1946 Anna Magnani gira, nel ruolo di Lidia, Il bandito di Alberto Lattuada. Il film è doppiato dalla O.D.I. essendo la voce di un comprimario, Mino Doro, quella del più rappresentativo attore dell’organizzazione, Arnoldo Foà. La timbrica di Foà è come una firma nei titoli di coda che, però, non menzionano l’attribuzione. Si riconosce, anche, un’altra voce caratteristica che anni dopo permetterà al sardo Tiberio Murgia di parlare in siciliano in I soliti ignoti, quella di Renato Cominetti che doppia un poliziotto. Non è un caso che il film, la cui registrazione sonora è effettuata alla Fono Roma, è affidato alla O.D.I., società fondata proprio con lo scopo di doppiare prevalentemente i film italiani. Il ragionamento del conte Giannuzzi, che lo spinge a fondare la O.D.I., è il seguente. La produzione americana è per il 90% doppiata dalla C.D.C.. La cooperativa utilizza soltanto una trentina dei suoi centocinquanta soci per doppiare gli interpreti principali e secondari. Le voci di questi doppiattori si sentono “ossessivamente” su quasi tutti i film anche italiani. Il conte pensa che a lungo andare il cinema italiano, per non omologarsi alle fonazioni legate a quello straniero, reagirà e non si accontenterà più delle solite voci. L’intuizione di Giannuzzi è valida, ma soltanto qualche anno dopo un’altra organizzazione, la C.I.D., raccoglierà, anche se limitatamente, i frutti della necessità di far doppiare i film italiani a voci non inflazionate.

 

Nel 1946 Anna Magnani è Adele Vicarelli in Un uomo ritorna di Max Neufeld. Il film, di difficile reperibilità, ha tra gli attori alcuni importanti doppiattori. Innanzitutto Gino Cervi nella parte di Sergio Tibaldi. Nella storia del doppiaggio Cervi ha lasciato un’impronta indelebile nel prestare la voce a Laurence Olivier nelle sue performance scespiriane: Amleto (1948), Enrico V (1949), Riccardo III (1956). Poi ci sono due caratteriste molto impegnate nel doppiaggio: Giovanna Cigoli (madre di Sergio Tibaldi) e Dina Romano (Annunziata), madri, rispettivamente di Emilio Cigoli e Carlo Romano. Ci sono anche: Aldo Silvani (Siluritto), Felice Romano (Carletto, fratello di Sergio) e l’indimenticabile voce del medico ubriacone di Ombre rosse, Olinto Cristina (Thomas Mitchell) nella parte del commissario.

 

Alla luce di quanto affermato in precedenza e per meglio inquadrare il fenomeno doppiaggio e le voci che l’hanno caratterizzato, riportiamo due film importanti, e di generi diversi, di produzione non italiana, doppiati nel 1946 dalla stessa organizzazione e dallo stesso direttore, Nicola Fausto Neroni. Sono: Vogliamo vivere! e Casablanca.

 

Roma città aperta (1944)

regia di Roberto Rossellini (C.D.C.)

sceneggiatori: Federico Felini, Sergio Amidei, Celeste Negarville, Roberto Rossellini

personaggi

interpreti

doppiattori

Pina

Anna Magnani

auto doppia

don Pietro

Aldo Fabrizi

auto doppia

popolana

 

Giovanna Cigoli

militare tedesco

 

Bruno Persa

Giorgio Manfredi

Marcello Pagliero

Lauro Gazzolo

Francesco

Francesco Grandjacquet

Gualtiero De Angelis

tipografo

 

Carlo Ninchi

militare fascista

 

Giorgio Capecchi

Lauretta

Carla Rovere

Rosetta Calavetta

Agostino, il sacrestano

Nando Bruno

auto doppia

Marina

Maria Michi

auto doppia

nonno

 

Mario Corte

brigadiere

Eduardo Passarelli

auto doppia

Ingrid

Giovanna Galletti

 

Nannina

Amalia Pellegrini

auto doppia

inquilina

 

Dina Romano

inquilino

 

Cesare Polacco

Flavio, l’oste

 

Mario Besesti

maggiore Fritz Bergman

Harry Feist

Giulio Panicali

Marcello

Vito Annichiarico

Ferruccio Amendola

 

TO BE OR NOT TO BE (1942)—VOGLIAMO VIVERE! (1946) U. A.

regia di Ernst Lubitsch—direzione doppiaggio e adattamento di Nicola Fausto Neroni (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Maria Tura

Carole Lombard

Rina Morelli

Joseph Tura

Jack Benny

Augusto Marcacci

Stanislav Sobinski

Robert Stack

Pino Locchi

Greenberg

Felix Bressart

Aldo Silvani

Rawitch

Lionel Atwill

Luigi Pavese

professor Siletsky

Stanley Ridges

Stefano Sibaldi

Col. Ehrardt

Sig Ruman

Olinto Cristina

Bronski

Tom Dugan

Corrado Racca

produttore Dobosh

Charles Halton

Lauro Gazzolo

capitano Schultz

Henry Victor

Gaetano Verna

voce narrante

 

Emilio Cigoli

 

Da essi traiamo alcune considerazioni per avventurarci in una prima conclusione: le voci utilizzate in modo sistematico dalla C.D.C., sono meno di una cinquantina per doppiare migliaia di film. La conferma la possiamo avere dai seguenti quadri: i film candidati ai Premi Oscar nel 1946 (il doppiaggio può essere avvenuto anche dopo il ’46); un film italiano, che riserva una sorpresa, doppiato nel ’46.

 

CASABLANCA (19431946) W. B.

regia di Michael Curtiz—direzione doppiaggio e adattamento di Nicola Fausto Neroni (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Rick

Humphrey Bogart

Bruno Persa

Ilsa Lund

Ingrid Bergman

Giovanna Scotto

Victor Laslo

Paul Henreid

Ennio Cerlesi

Capitano Louis Renault

Claude Rains

Amilcare Pettinelli

Sam, il pianista

Dooley Wilson

Cesare Polacco

Carl, il cameriere

S. Z. Sakall

Corrado Racca

signor Ferrari

Sydney Greenstreet

Mario Besesti

Ugarte

Peter Lorre

Lauro Gazzolo

maggiore Strasser

Conrad Veidt

Nino Pavese

Berger, il croupier

John Qualen

Giorgio Bassanelli

ladro di portafogli

 

Alberto Sordi

voce narrante

 

Vittorio Cramer

 

PREMIO OSCAR 1946 per il MIGLIOR FILM

interpreti e rispettive voci dei film candidati

Giorni perduti

Billy Wilder

Io ti salverò

Alfred Hitchoock

Il romanzo di Mildred

Michael Curtiz

Canta che ti passa

George Sidney

Campane di S Maria

Leo McCarey

Paramount

U. A.

W. B.

M. G. M.

R.K.O.

attore

doppiattore

attore

doppiattore

attore

doppiattore

attore

doppiattore

attore

doppiattore

Ray Milland

Giulio Panicali

Gregory Peck

Emilio Cigoli

Joan Crawford

Tina Lattanzi

Frank Sinatra

Stefano Sibaldi

Bing Crosby

Emilio Cigoli

Jane Wyman

Lydia Simoneschi

Ingrid Bergman

Lydia Simoneschi

Ann Blyth

Rina Morelli

Kathryn Grayson

Renata Marini

Ingrid Bergman

Lydia Simoneschi

Doris Dowling

Rosetta Calavetta

Michael Cheklov

Lauro Gazzolo

Jack Carson

Paolo Stoppa

Gene Kelly

Adolfo Geri

Henry Travers

Lauro Gazzolo

Frank Faylen

Gualtiero De Angelis

Leo G. Carroll

Aldo Silvani

Zachary Scott

Stefano Sibaldi

 

William Gargan

Giorgio Capecchi

Lewis L. Russell

Mario Besesti

Wallace Ford

Carlo Romano

Moroni Olsen

Giorgio Capecchi

 

Joan Carroll

Miranda Bonansea

Philip Terry

Carlo Romano

John Emery

Sandro Ruffini

Eve Arden

Clelia Bernacchi

 

Martha Sleeper

Wanda Tettoni

Howard da Silva

Lauro Gazzolo

William Goodwin

Cesare Fantoni

Bruce Bennet

Ennio Cerlesi

 

Rhys Williams

Gaetano Verna

guardarobiere

Olinto Cristina

Regis Toomey

Vinicio Sofia

Butterfly McQueen

Zoe Incrocci

 

 

donna delle pulizie

Maria Saccenti

 

 

 

 

 

PREMIO OSCAR 1946 – FILM IN CONCORSO

interpreti e rispettive voci di alcuni film presenti nelle altre sezioni

Il ritratto di D. Gray

Albert Lewin

Gran Premio

Clarence Brown

Chiavi del Paradiso

John M. Stahl

L’uomo del sud

Jean Ronoir

Gli amanti del sogno

William Dieterle

M. G. M.

M. G. M.

FOX

U. A.

Paramount

attore

doppiattore

attore

doppiattore

attore

doppiattore

attore

doppiattore

attore

doppiattore

George Sanders

Emilio Cigoli

Anne Revere

Wanda Capodaglio

Gregory Peck

Emilio Cigoli

Zachary Scott

Emilio Cigoli

Joseph Cotten

Emilio Cigoli

Angela Lansbury

Dina Perbellini

Angela Lansbury

Wanda Tettoni

Rose Stradner

Giovanna Scotto

Betty Field

Clelia Bernacchi

Gladys Cooper

Giovanna Scotto

Hurd Hatfield

Ennio Cerlesi

Mickey Rooney

Mauro Zambuto

Thomas Mitchell

Gaetano Verna

Beulah Bondi

Giovanna Cigoli

Anita Louis

Lia Orlandini

Peter Lawford

Gianfranco Bellini

Donald Crisp

Corrado Racca

Edmund Gwenn

Mario Besesti

J. Carrol Naish

Gaetano Verna

Cecil Kellaway

Mario Besesti

Donna Reed

Elizabeth Taylor

Germana Calderini

Vincent Price

Carlo Romano

Percy Kilbride

Lauro Gazzolo

Reginald Denny

Giorgio Capecchi

Lowell Gilmore

Giulio Panicali

Reginald Owen

Olinto Cristina

Cedric Hardwicke

Corrado Racca

Paul Harvey

Corrado Racca

Robert Sully

Carlo Romano

Billy Bevan

Vinicio Sofia

 

 

Noreen Roth Nash

Dhia Cristiani

Ian Wolfe

Lauro Gazzolo

Cedric Hardwicke

Corrado Racca

 

 

Charles Kemper

Stefano Sibaldi

James Millican

Stefano Sibaldi

 

 

 

la vecchia

Dina Romano

Ernest Cossart

Amilcare Pettinelli

 

 

 

 

Byron Barr

Roberto Gicca

 

Sono le stesse voci utilizzate per i film stranieri. Se avviciniamo i doppiattori di Giorni perduti e di Il Passatore risultano minime le differenze che dipendono soltanto dalla impossibilità dei singoli attori di trovarsi in sala di post sincronizzazione per un qualsiasi motivo. E i critici non ci facevano caso. Alberto Sordi, ecco la sorpresa!, per la seconda volta recita con la voce di un altro, Carlo Romano. Nella prima occasione ha recitato con la voce di Gualtiero De Angelis in Cuori nella tormenta (1940) di Carlo Campogalliani. Anche Il Passatore porta la firma di Fellini tra gli sceneggiatori del film.

 

 

Nel 1947 Anna Magnani è Angelina in L’onorevole Angelina di Luigi Zampa. Il film è doppiato tra il luglio e agosto dalla C.D.C che rimane la società di post-sincronizzazione di riferimento anche per le pellicole di produzione italiana. Il cast di doppiatori coinvolti nell’operazione diretta da Mario Almirante, che è assistito in sala da Amedeo Giovacchini, è composto da voci non notissime all’epoca ma che diventeranno i pilastri della C.D.C. da metà degli anni ’50 alla fine degli anni ’70. Il film è doppiato alla Fono Roma dove con gli attori che si auto doppiano come la Magnani, Ave Ninchi e Nando Bruno, sono impegnati i doppiattori Olinto Cristina che presta la voce a Armando Migliari (Callisto Garrone), Gualtiero De Angelis a Vittorio Mottini (Roberto), Lauro Gazzolo ad un cliente di Angelina. Poi ci sono due ragazze che doppiano le due figlie di Angelina. La più grande, Annetta (Maria Grazia Francia) ha la voce di Giuliana Maroni; la più giovane, Adriana (Anita Angius), è doppiata da Germana Calderini, che è la voce di Elizabeth Taylor in Torna a casa Lassie! Infine una coppia di giovani doppiattori che presto detteranno legge nel mondo delle voci, Pino Locchi e Giuseppe Rinaldi. Il giovane Gianni Musy Glori (Libero), futuro grande doppiattore, ha la voce di Locchi che è facilmente identificabile per aver permesso a James Bond-Sean Connery di recitare in italiano. L’altrettanto giovane Rinaldi, anch’egli facilmente identificabile per aver prestato la sua straordinaria timbrica a Rock Hudson, James Dean, Paul Newman, Montgomery Clift, Marlon Brando e mille altri ancora, che questa volta la presta a Franco Zeffirelli nel ruolo di Filippo Garrone.

Riportiamo questi dati in un quadro di facile lettura che ci permette un rapido raffronto con i crediti proposti per gli altri film:

 

IL PASSATORE (1946)

regia di Duilio Coletti (C.D.C)

sceneggiatori: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Cesare Zavattini, Duilio Coletti

personaggi

interpreti

doppiattori

Stefano Pelloni, il Passatore

Rossano Brazzi

Giulio Panicali

Barbara

Valentina Cortese

Lydia Simoneschi

contessa Isolina Ghilardi

Liliana Laine

Andreina Pagnani

maresciallo Borghi

Carlo Tamberlani

Emilio Cigoli

conte Ghilardi

Camillo Pilotto

Mario Besesti

brigante

Alberto Sordi

Carlo Romano

padre del Passatore

Gualtiero Tumiati

Aldo Silvani

il monco

Folco Lulli

Gaetano Verna

altro brigante

Memmo Carotenuto

Cesare Polacco

 

Nel 1948 Anna Magnani è Assunta in Assunta Spina di Mario Mattoli. Tranne alcune parti il film è girato in presa diretta. Comunque due voci importanti sono facilmente riconoscibili: quella di Mario Besesti che doppia il presidente del tribunale e quella di Giulio Panicali che presta la sua timbrica flautata a Antonio Centa nel ruolo di Federico Funelli. Tra gli attori, oltre a Eduardo e Titina De Filippo, ci sono due doppiattori: Clara Bindi, voce di Lea Massari in Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy e Aldo Giuffré voce di Rod Steiger in Le mani sulla città di Francesco Rosi.

 

Ancora nel 1948 Anna Magnani è Linda Bertoni in Molti sogni per le strade di Mario Camerini. Il film non è in presa diretta ma utilizza l’auto doppiaggio dei suoi interpreti anche per la presenza di tanti interpreti che sono anche importanti doppiattori come Luigi Pavese (il commendatore Carocci), Dina Romano (la moglie di Egisto), Manlio Busoni (agente di pubblica sicurezza), Paolo Ferrara (brigadiere siciliano). Essi sono tutti soci della C.D.C., ma adesso vanno in sala a auto doppiarsi per l’organizzazione concorrente, la O.D.I.. Il film, infatti, è affidato alla società del conte Giannuzzi avendo la firma vocale di Arnoldo Foà che è la voce narrante. Si riconosce anche una voce poco usuale in qualità di doppiatore, quella di Andrea Checchi che doppia Checco Rissone.

 

L’anno 1948 si chiude con l’ultimo film di Anna Magnani con Roberto Rosselli, L’amore (1° parte-Una voce umana) dove il famoso monologo scritto da Jean Cocteau è recitato dall’attrice in presa diretta.

La relazione artistica e sentimentale tra la Magnani e Rossellini giunge al termine nel modo più incredibile e inatteso: una lettera di Ingrid Bergman, recapitata soltanto un anno dopo, che si offre al regista come attrice. E’ la miccia che innesca la nascita di due film e un figlio. Rossellini, che deve iniziare le riprese di una nuova pellicola da girare a Vulcano con la sua compagna, parte immediatamente per l’America all’insaputa di Anna. L’attrice italiana lo rivedrà nei cinegiornali scendere dall’aereo che lo riporta in Patria con la sua nuova musa svedese che ha già sostituito la Magnani nella sua mente e nel suo cuore. Rossellini girerà nelle isole Eolie, non a Vulcano ma a Stromboli e non con la Magnani ma con la Bergman. Un film nel film! Anzi, nei film! Forse le uniche certezze di questa storia “hollywoodiana” le riserveranno il doppiaggio e le sue granitiche e fedeli voci.

 

Nel giugno del 1949 Anna Magnani, nella parte di Maddalena Natoli, inizia le riprese di Vulcano non con il suo ex ma con un regista americano, William Dieterle. L’attrice ha un desiderio: dare l’ultimo ciak prima che Rossellini termini le riprese di Stromboli terra di Dio che ha iniziato a girare due mesi prima del suo.

A fine ottobre dello stesso anno, il film di Dieterle, le cui riprese sono terminate prima dell’altro, è doppiato alla Fono Roma dalla C.D.C. che lo affida alla direzione di Mario Ferrari coadiuvato dall’assistente Amedeo Giovacchini. La battaglia è vinta, ma la guerra è persa!

Riportiamo in un quadro sinottico i crediti dei due film passati alla storia del cinema come “la guerra dei vulcani” dove si consuma un confronto artistico a distanza di due grandi attrici che si scontrano per lo stesso uomo.

 

L’ONOREVOLE ANGELINA (1947)

regia di Luigi Zampa (C.D.C)

sceneggiatori: Piero Tellini, Suso Cecchi D’Amico, Anna Magnani, Luigi Zampa

personaggi

interpreti

doppiattori

Angelina Bianchi

Anna Magnani

auto doppia

Pasquale Bianchi

Nando Bruno

auto doppia

Carmela

Ave Ninchi

auto doppia

Filippo Garrone

Franco Zeffirelli

Giuseppe Rinaldi

Libero

Gianni Musy

Pino Locchi

Roberto

Vittorio Mottini

Gualtiero De Angelis

Callisto Garrone

Armando Migliari

Olinto Cristina

Annetta

Maria Grazia Francia

Giuliana Maroni

Adriana

Anita Angius

Germana Calderini

un cliente di Angelina

 

Lauro Gazzolo

 

Entrambi i film sono affidati alla C.D.C. per la post-sincronizzazione. Se nulla può essere detto circa il direttore del doppiaggio del film di Rossellini per la mancanza di documenti, si può ipotizzare che sia stato lo stesso regista a dirigere i doppiattori, anche per aiutare la Bergman a un compito nuovo, l’auto doppiaggio. Il direttore di Vulcano, invece, è documentato essere Mario Ferrari, un attore e doppiatore fin dall’inizio del sonoro nel cinema.

Le due attrici rivali si auto doppiano con una certa accuratezza, ma la Magnani ha un motivo in più per vincere la sfida. La sua recitazione in voce risulta incisiva tanto quanto la carica telegenica del suo viso segnato dalla delusione di un amore perduto.

Rossellini va sul sicuro chiamando la coppia più affiatata del periodo, Cigoli e Panicali, come partner della Bergman che ha una voce dall’impasto leggermente duro rispetto al suo volto morbido e “regale”.

Nei film succesivi, Europa ’51 e Viaggio in Italia, Rosselini preferisce farla doppiare da Lydia Simoneschi ricostruendo quella unità voce-volto che si è andata consolidando tra la voce più bella del cinema italiano e il volto più interessante del cinema mondiale da Dottor Jekyll e Mr. Hyde a Io ti salverò, da Notorius a Per chi suona la campana.

E’ interessante soffermarsi e analizzare in Stromboli, terra di Dio il duetto tra la Bergman e Cigoli nella parte del prete che cerca di ricondurre alla ragione la straniera Karin che si ritrova, suo malgrado, confinata in un’isola deserta. Se facciamo un salto di quattordici anni, ritroviamo Cigoli nel 1963, ancora nella parte di un pastore protestante, a doppiare Gunnar Bjornstrand nel film Luci d’inverno di Ingmar Bergman. Il grande doppiatore usa le stesse appoggiature, simili tonalità e pause, identica carica emotiva. Dall’analisi delle due recitazioni in voce non saremmo in grado di distinguere i due film senza vedere le immagini. Partner di Cigoli al leggio per doppiare Ingrid Thulin è Rina Morelli che nel film di Dieterle presta la voce a una poco credibile giovane dell’isola, Geraldine Brooks.

Il mondo del doppiaggio dagli anni ’40 fino a metà degli anni ‘70 non ama stravolgimenti repentini traendo, forse, da questa sospensione del rinnovamento la sua forza propositiva.

 

Nel 1950 Anna Magnani è Maddalena Cecconi in Bellissima di Luchino Visconti. Il film, girato in presa diretta, ha alcune parti doppiate. La moglie del fotografo (Arturo Bragaglia), é Lola Braccini, voce di Katina Paxinou in Per chi suona la campana nell’edizione del 1948.

Una bambina che partecipa ai provini diretti da Alessandro Blasetti è Sonia Marinelli Scotti che diversi anni dopo diventerà un’importante doppiatrice prestando la voce a Whoopi Goldberg, Glenn Close, Judi Dench.

Una particolarità interessante per questa ricerca é la voce fuori campo che rimanda al sonoro di un film proiettato nelle immediate vicinanze dell’abitazione di Maddalena. Maddalena vive ossessionata dal desiderio di far entrare la piccola figlia, Maria, interpretata da Tina Apicella, nel mondo magico del cinema. Durante la sequenza conclusiva della riappacificazione con il marito, Spartaco Cecconi, interpretato da Gastone Renzelli, si sente arrivare dall’esterno la voce del protagonista che Maddalena attribuisce a Burt Lancaster, ma in realtà è quella del suo doppiatore, Emilio Cigoli.

Questo flash sonoro è una citazione indicativa sul doppiaggio che Visconti inserisce quasi a sottolineare che la mistificazione della realtà nel mondo del cinema è prassi e può portare una madre a sacrificare la serenità della famiglia per un desiderio patologico di emergere.

 

La citazione viscontiana ci induce a una riflessione: mentre i critici “non ci fanno caso”, i registi sono consapevoli (non può essere altrimenti visto che lo usano) del fenomeno doppiaggio, ma non ne parlano se non stimolati.

A questo punto è interessante riportare alcuni passaggi dell’intervista che l’autore di questa ricerca ha fatto a Carlo Lizzani in occasione della XXI Edizione del CivitaFestival del 2009. All’intervista assiste il giornalista e scrittore ex direttore degli studi di Cinecittà, Vittorio Giacci, autore del libro CARLO LIZZANI, pubblicato da “Il Castoro” per la collana “Il Castoro cinema”.

Torniamo all’intervista. Il regista mostra di ricordare perfettamente le voci storiche. Come potrebbe dimenticarle se nella sua lunga carriera le ha utilizzate fin dal suo primo lungometraggio, Achtung! Banditi! (1951). Analizzando la scheda dei crediti del film

 

Stromboli, terra di Dio

regia di Roberto Rossellini

produzione: Roberto Rossellini

doppiaggio: C.D.C. (1949)

direttore: Roberto Rossellini

Vulcano

regia di William Dieterle

produzione: Panaria Film

doppiaggio: C.D.C. (1949)

direttore: Mario Ferrari

personaggi

interpreti

doppiattori

personaggi

interpreti

doppiattori

Karin

Ingrid

Bergman

auto

doppia

Maddalena

Anna

Magnani

auto

doppia

Antonio

Mario

Vitale

 

Donato

Rossano

Brazzi

auto

doppia

il prete

Renzo

Cesana

Emilio

Cigoli

Maria

Geraldine

Brooks

Rina

Morelli

l’uomo

del faro

Mario

Ponzo

Giulio

Panicali

Giulio

Eduardo

Ciannelli

Mario

Besesti

segretario

del console

 

Renato

Turi

capitano della

imbarcazione

Ignazio

Consiglio

Paolo

Ferrara

sacerdote del

matrimonio

 

Gianfranco

Bellini

piantone al

commissariato

 

Paolo

Stoppa

uomo delle

pulizie

 

Paolo

Ferrara

commissario

 

Bruno

Persa

 

 

 

popolana

 

Giovanna

Cigoli

 

 

 

voce

narrante

 

Gaetano

Verna

 

si può affermare che è difficile negare l’evidenza. Achtung! Banditi! è un film totalmente doppiato e le voci sono le stesse utilizzate per Roma città aperta, Casablanca, Vogiamo vivere! e migliaia di altre pellicole.

Sempre sotto lo sguardo attento di Giacci, ecco il dialogo intercorso tra l’autore di queste note e Carlo Lizzani (in corsivo le risposte di Lizzani): Maestro, lei è stato lo sceneggiatore di “Germania anno zero”, un film doppiato… si doppiava tutto lì era inevitabile, si trattava di attori stranieri quindi il doppiaggio era legittimo. Probabilmente per Germania anno zero era legittimo ma meno per Roma città aperta, perché anche questo film è doppiato… e ma tutti da Ladri di biciclette… allora perché non si diceva che questi film erano doppiati… cioè, come?… per quale motivo non si portava alla conoscenza del pubblico che quei film erano doppiati… ma il pubblico era talmente abituato in maniera massiccia al doppiaggio da quando entrarono in modo così invadente tutte le cinematografie americane, francesi… erano talmente abituati al doppiaggio che il pubblico lo considerava normale. Sì, però la tendenza era quella di far passare che… sì, sì… è logico perché non si poteva dire… non si poteva vendere al pubblico un prodotto falsificato… guardate che il protagonista di Ladri di biciclette ha la voce di Henry Fonda… si doveva far pensare che era sua la voce. Sì, però sparare a zero sui doppiatori (…) perché scoprire il gioco… il cinema, il teatro… insomma tutti i linguaggi hanno una base di trucco, anche la prospettiva doveva ingannare in pittura… la gente lo sapeva che era piatto… In “Achtung! Banditi!” sono tutti doppiati… tutti doppiati… il suo amico Giuliano Montaldo ha la voce… di De Angelis. (…) Va rivendicato il valore dei doppiatori perché ha permesso ai registi di fare un gesto di coraggio nel senso di scoprire volti nuovi… e sono riusciti a far emergere dei talenti che poi via via da soli sono riusciti a imparare il mestiere. (…) Ho apprezzato il doppiaggio, me ne sono servito, non l’ho nascosto, ma appena ho potuto…

I registi, quindi, dopo qualche tentennamento parlano di doppiaggio e, se incalzati, non potendosi trincerare dietro “non ci facevamo caso”, mostrano di conoscere profondamente il mondo delle voci.

Per concludere questa breve indagine di cui, come direbbe il critico cinematografico Goffredo Fofi, si potrebbe fare tranquillamente a meno, analizziamo il libro di Giacci alla ricerca di qualche notizia inedita sul doppiaggio nei film di Lizzani. Ebbene, nulla di nulla! non una riga, non un nome, neanche la parola doppiaggio o doppiatori riusciamo a trovare. C’è soltanto la parola “doppiato” a pagina 46. Non è citata, però, dal critico cinematografico, studioso di comunicazione e mass media, docente di “Storia e critica del cinema” in un’Accademia del Cinema e della Televisione e direttore della Fondazione “Roberto Rossellini”, ma da Lizzani che ricorda la scena nella quale interpreta il prete giovane in Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano: …recitavo le litanie, provocando ed evocando la risposta sempre più numerosa dei contadini. (…) Fra l’altro non rammentavo le litanie, le mischiavo con i numeri, tanto si sapeva che poi sarei stato doppiato.

Il Neorealismo recitato anche con i numeri e i critici “non ci facevano caso”. Il cinema italiano dagli inizi degli anni ‘30 fino alla fine degli anni ’70 è stato un cinema D’OPPIATO con buona pace dei critici.

Ma quello che più sorprende nel libro CARLO LIZZANI (è bene dirlo, un gran bel libro malato, però, di questo “vizio assurdo” – che persiste! se si tiene conto dell’anno di edizione, 2009 – di non parlare di doppiaggio come se non parlarne porti qualche merito), nella esaustiva filmografia finale, nella sezione cortometraggi e documentari (soltanto questa cospicua produzione farebbe grande Lizzani) nei crediti non sono riportati, accanto ai nomi dei tecnici e collaboratori, quelli dei narratori che in un documentario, forse, sono importanti tanto quanto gli aiuti parrucchieri.

 

Nel 1952 Anna Magnani interpreta Anita Garibaldi in Camicie rosse di Goffredo Alessandrini e Francesco Rosi. Il film è totalmente doppiato. I titoli di coda riportano la società che realizza la post-sincronizzazione, la Fono Roma, e l’organizzazione che cura il doppiaggio, la C.D.C.. Null’altro, ma è già tanto. La Magnani si auto doppia in modo splendido. Raf Vallone, che interpreta Giuseppe Garibaldi, è doppiato. Non può essere altrimenti. Il film è un lungo flashback dove giuoca un ruolo fondamentale la voce narrante di Garibaldi che racconta gli ultimi giorni di vita di Anita durante la fuga verso il nord. Vallone non ha nella sua vocalità le giuste potenzialità per dare lo spessore necessario a rendere credibile l’epica ritirata di Garibaldi che tenta di sfuggire agli austriaci. Soltanto un doppiatore professionista può restituire le atmosfere sonore del dramma ineluttabile che sta per compiersi. Nella C.D.C. non sono tante le voci che possono permettersi una simile prova d’autore. La scelta cade su un mostro di bravura del doppiaggio, Gualtiero De Angelis. Vallone diventa un gigante con la voce di De Angelis; entrambi ci restituiscono un Garibaldi uomo e eroe.

Anna Magnani, con la sua voce intensa e vibrante, tiene testa al collega doppiatore la cui timbrica acquista forza e vigore nel momento del confronto magico in sala di doppiaggio con la più grande attrice italiana. Altre due grandi personalità del mondo delle voci entrano nel cast, Mario Pisu e Stefano Sibaldi, doppiatori, rispettivamente, di Alain Cuny, nel ruolo di Bueno il traditore ravveduto di Garibaldi, e Serge Reggiani che interpreta il traditore Lantini. In uno scontro verbale finale tra i due, prima della uccisione del traditore, i due doppiatori forniscono una prova di tecnica raffinata e una perizia recitativa in voce che soltanto due attori di calibro, che si misurano in un duetto da antologia del doppiaggio, possono determinare. Di seguito la scheda dei crediti che permette di ricordare gli altri doppiattori intervenuti.

 

Achtung! Banditi! (1951)

regia di Carlo Lizzani (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Anna

Gina Lollobrigida

Rosetta Calavetta

l’ingegnere

Andrea Checchi

Giulio Panicali

Domenico

Vittorio Duse

Renato Turi

Marco

Lamberto Maggiorani

Mario Pisu

l’amante del diplomatico

Maria Laura Rocca

Rina Morelli

il comandante Vento

Giuseppe Taffarel

Emilio Cigoli

Gatto

Franco Bologna

Stefano Sibaldi

il diplomatico

Pietro Tordi

Giorgio Capecchi

il commissario Lorenzo

Giuliano Montaldo

Gualtiero De Angelis

il biondo

Bruno Berellini

Gianfranco Bellini

la campagnola

Lucia Feltrin

Miranda Bonansea

Zero

 

Massimo Turci

Napoleone

 

Nino Pavese

 

La lettura dei crediti ci permette di fare alcune considerazioni sui doppiattori in sala di post-sincronizzazione. Intanto la presenza di Giuseppe Rinaldi che sta per diventare il più grande doppiatore di tutti i tempi. Rinaldi presta la voce a Sernas che è sempre stato doppiato da Gualtiero De Angelis che, però, adesso è impegnato su Vallone. Carlo Romano doppia Pietro in dialetto abruzzese. Giorgio Capecchi, Olinto Cristina e Cesare Polacco doppiano più personaggi; é il fenomeno dei raddoppi, un’altra particolarità che probabilmente accade soltanto in Italia.

 

Nel 1953 Anna Magnani è Camilla in La carrozza d’oro di Jean Renoir. Renoir, figlio del grande pittore impressionista Pierre-Auguste, è un acerrimo nemico del doppiaggio. E’ l’autore di una dichiarazione di fuoco contro la pratica del doppiaggio, che influenzerà il critico cinematografico non ancora regista, Michelangelo Antonioni. Nel 1940 Antonioni si fa paladino della opposizione dura e senza tentennamenti contro il mondo delle voci. Ha inizio a una campagna di denigrazione dei doppiatori. Il critico, in un famoso articolo “Vita impossibile del signor Clark Costa”, definisce Romolo Costa “individuo ibrido” avendo come unica colpa di essere la voce di Clark Gable.

Qualcuno tra i lettori conosce il signor Clark Costa? Probabilmente no, nessuno lo ha mai sentito nominare. Eppure, frequentando, come fanno, i cinematografi, lo avranno visto chissà quante volte sullo schermo. E un tipo alto, atticciato, il volto maschio, somiglia stranamente a Clark Gable; ed ha voce pastosa, un po’ rude, profonda, che stranamente ricorda quella di Romolo Costa. Ma non è Clark Gable né Romolo Costa. E un individuo ibrido, nato da una combinazione chimica, che deve avere molta simpatia per il nostro paese, dal momento che solo qui lo incon­triamo. Mezzo Clark, mezzo Costa, non sarà per caso il mito di Aristofane avvera­to? Comunque sia, verso di lui non proviamo alcun trasporto. Ma a questo punto 1 lettori avranno già mangiato la foglia, mettiamo dunque le carte in tavola e diciamo chiaro e tondo il nostro pensiero.

 

Quando Antonioni smetterà i panni del critico e vestirà quelli del regista, userà abbondantemente i doppiatori nel suo primo film del 1950 Cronaca di un amore dove Lucia Bosé è doppiata da Rosetta Calavetta, Ferdinando Sarmi da Emilio Cigoli, Franco Fabrizi da Alberto Sordi.

Ma torniamo alla dichiarazione di fuoco di Renoir: Considero il doppiaggio una mostruosità, una sfida alle leggi umane e divine. Come si può ammettere che a un uomo con una sola anima e un solo corpo si aggiunga la voce di un altro uomo, ugualmente possessore di un’anima e di un corpo del tutto differenti? E’ una sfida sacrilega alla personalità umana. Sono persuaso che nelle grandi epoche di fede religiosa si sarebbero bruciate vive le persone che hanno inventato una simile idiozia.

Il film La carrozza d’oro, girato a Cinecittà, è quasi totalmente doppiato. La giustificazione plausibile, come direbbe Lizzani, è che ci sono attori stranieri nel cast essendo la pellicola una coproduzione italo-francese. Analizzando attentamente il film per realizzare la seguente scheda …

 

Camicie rosse (1952)

regia di Guido Alessandrini e Francesco Rosi (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Anita Garibaldi

Anna Magnani

auto doppia

Giuseppe Garibaldi

Raf Vallone

Gualtiero De Angelis

Bueno

Alain Cuny

Mario Pisu

Lantini

Serge Reggiani

Stefano Sibaldi

Gentile

Jacques Sernas

Giuseppe Rinaldi

messaggero

 

Gianfranco Bellini

Presidente Assemblea C.

 

Giorgio Capecchi

1° civile

 

Cesare Polacco

2° civile

 

Mario Corte

generale Oudinot

Cesare Fantoni

auto doppia

aiutante del generale

Nino Marchetti

auto doppia

Ciceruacchio

Carlo Ninchi

auto doppia

figlio di Ciceruacchio

Enzo Cerusico

auto doppia

colonnello francese

 

Cesare Polacco

aiutante francese

 

Achille Majeroni

1° fficiale austriaco

 

Manlio Busoni

2° fficiale austriaco

 

Nino Pavese

generale austriaco

 

Amilcare Pettinelli

sottufficiale austriaco

 

Bruno Persa

Pietro, il professore

Piero Pastore

Carlo Romano

Paolo, amico del prof.

 

Vinicio Sofia

1° ragazzo nell’osteria

 

Massimo Turci

2° ragazzo nell’osteria

 

Corrado Pani

sergente garibaldino

Felice Minotti

Olinto Cristina

l’oste

Luigi Esposito

Giorgio Capecchi

1° uomo nell’osteria

 

Olinto Cristina

2° uomo nell’osteria

 

Cesare Polacco

propeirtario fattoria

 

Loris Gizzi

 

risulta evidente un auto doppiaggio della Magnani discutibile con qualche scivolamento verso il birignao. Viene meno la spontaneità recitativa e si perde l’autenticità vocale del suo dirompente temperamento di attrice che in sala di sincronizzazione in alcune occasioni sembra come frenata.

 

Le due successive pellicole, Siamo donne e Carosello del varietà, girate da Anna Magnani non apportano nulla di significativo all’argomento doppiaggio.

Passiamo, quindi, ad analizzare il primo film che Anna Magnani gira nel 1955 negli Stati Uniti, La rosa tatuata di Daniel Mann. Il soggetto è tratto da un lavoro di Tennessee Williams scritto proprio per la Magnani che però non conosce abbastanza bene l’inglese per poterlo recitare in teatro. Allora, il drammaturgo cede i diritti alla Paramount per farne un film, imponendo due condizioni: la parte di Serafina Delle Rose dovrà essere assegnata a Anna Magnani, la sceneggiatura dovrà portare la sua firma.

Per interpretare Rosario, il marito di Serafina, camionista trasportatore di droga, è scelto un attore molto amato negli USA e di sicuro successo ai botteghini, Burt Lancaster.

Nel ruolo di Rosa, la figlia, è chiamata un’altra attrice italiana che da qualche anno tenta l’avventura americana, Marisa Pavan, sorella gemella di Anna Maria Pierangeli che sta per interpretare con la voce di Germana Calderini, accanto ad uno straordinario Paul Newman (Rocky Graziano) con la voce di Giuseppe Rinaldi, Norma, la delicata e indifesa fidanzata del pugile di origine abruzzese nel film cult del 1957 Lassù qualcuno mi ama di Robert Wise.

In La rosa tatuata la parte di Bessie è affidata a una grande attrice teatrale e cinematografica americana, Jo Van Fleet che ha appena terminato di girare La valle dell’Eden di Elia Kazan con la prima grande performance di James Dean. Per questo film l’attrice Van Fleet ottiene il Premio Oscar per la miglior attrice non protagonista nel 1956, mentre la Magnani per l’interpretazione in La rosa tatuata lo ottiene per la migliore attrice protagonista. Ritira l’Oscar dell’attrice italiana Marisa Pavan che per la sua interpretazione di Rosa ottiene il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista.

Torniamo all’argomento del presente studio analizzando il doppiaggio di La rosa tatuata e lo facciamo confrontando i crediti del film con quelli riguardanti La valle dell’Eden.

 

La carrozza d’oro (1952)

regia di Jean Renoir (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Camilla/Colombina

Anna Magnani

auto doppia

Don Antonio

Odoardo Spadaro

Aldo Silvani

Ferdinando, il vice re

Duncan Lamont

Giorgio Capecchi

Martinez

George Higgins

Roberto Gicca

il duca de Castro

Ralph Truman

Luigi Pavese

m.sa Irene Altamirano

Gisella Mathews

Lydia Simoneschi

il procuratore

Raf De La Torre

Mario Besesti

Felipe

Paul Campbell

Emilio Cigoli

Ramon, il torero

Riccardo Rioli

Gualtiero De Angelis

l’oste

William Tubbs

Olinto Cristina

il capitano delle guardie

John Pasetti

Bruno Persa

Florindo

Alfredo Kolner

Renato Turi

il vescovo

Jean Debucourt

Lauro Gazzolo

Baldassarre. il barbiere

Giulio Tedeschi

Vinicio Sofia

il barone

Cecil Mathews

Amilcare Pettinelli

il visconte

Fedo Keeling

Mario Corte

 

Leggendo le due schede rileviamo che entrambe le case di produzione, W.B. e Paramount, affidano alla C.D.C il doppiaggio delle rispettive pellicole; cambiano, però, i direttori. Nella cooperativa ci sono diversi direttori e ognuno è il referente di una major. Ogni direttore, nei limiti del possibile e del buon senso, utilizza i doppiattori di fiducia. Tutti rispettano dei codici sonori che la consuetudine ha cristallizzato in una simbiosi volto-voce e voce-ruolo difficili da incrinare: la voce del protagonista star hollywoodiana non può non essere quella di Emilio Cigoli o Giulio Panicali. I ragazzi sono doppiati da Roberto Gicca e, soprattutto, da Massimo Turci. I giovani sono appannaggio di Gianfranco Bellini, Giuseppe Rinaldi e Pino Locchi. Le voci dei co-protagonisti sono: Mario Besesti, Gualtiero De Angelis, Augusto Marcacci e Giorgio Capecchi. Mentre la folta schiera dei caratteristi co-protagonisti annovera nomi importanti del panorama cinematografico italiano tra cui: Luigi Pavese, Lauro Gazzolo, Carlo Romano, Cesare Polacco, Bruno Persa e Stefano Sibaldi, che, però, sta per abbandonare la cooperativa che ha contribuito a fondare. Infine, gli anziani: Amilcare Pettinelli, Olinto Cristina, Mario Corte.

Le voci delle giovani protagoniste delicate e prive di malizia in questo periodo sono solitamente quelle di Fiorella Betti e Maria Pia Di Meo. Per le protagoniste meno delicate si preferisce la timbrica più energica e priva di leziosità di Rita Savagnone.

Con qualche eccezione come nel caso di Anna Maria Pierangeli che in Lassù qualcuno mi ama ha la voce delicata e mielosa di Germana Calderini. Il film è prodotto dalla Metro Gooldwin Mayer che affida a Franco Schirato quasi tutta la sua produzione. Schirato come Neroni, sceglie un giovane emergente a doppiare Paul Newman, Giuseppe Rinaldi, che ha rinnovato profondamente, insieme a Pino Locchi, il modo di recitare in sala di sincronizzazione etichettato con il termine “doppiaggese”. Si dovranno aspettare quindici anni per un rinnovamento ulteriore nel modo di recitare in sala di doppiaggio e accadrà quando la voce di Ferruccio Amendola incontra il volto di Dustin Hoffman in Un uomo da marciapiede: Rinaldi sta a Dean come Amendola sta Hoffman.

Le voci delle donne protagoniste e co-protagoniste sono quelle di Lydia Simoneschi, Rosetta Calavetta, Dhia Cristiani, Renata Marini e quelle più attempate di Giovanna Scotto, Andreina Pagnani, e Rina Morelli che mantiene, però, una timbrica fresca e giovanile. Infine le grandi caratteriste: Giovanna Cigoli, Lola Braccini e, soprattutto, Wanda Tettoni e Tina Lattanzi la cui recitazione con il birignao, però, sta per passare definitivamente di moda.

In questo straordinario panorama di vocalità magiche che hanno veicolato per anni il cinema di tutto il mondo nelle sale affollate di spettatori inconsapevoli del giuoco della simulazione sonora, s’innesta in La rosa tatuata la voce rotta, priva di enfasi, un po’ sgranata ma carica di tensione emotiva di Anna Magnani che si auto doppia.

Ascoltare la versione originale del film dove la Magnani recita in una lingua diversa dalla sua, chiaramente in presa diretta com’è consuetudine negli Stati Uniti, ha dell’incredibile. La Magnani, che non conosce una parola dell’idioma inglese, impara le battute dalle fonazioni che producono. Marisa Pavan ricorda ancora incredula quell’esperienza irrepetibile: la Magnani che ascolta le intonazioni e i fonemi, li interiorizza e li riproduce arricchiti dal suo istintivo talento di attrice. E’ Oscar, battendo: Susan Hayward doppiata da Lydia Simoneschi in Piangerò domani, Katharine Hepburn doppiata da Lydia Simoneschi in Tempo d’estate, Jennifer Jones doppiata da Lydia Simoneschi in L’amore è una cosa meravigliosa, Eleanor Parker doppiata da Rosetta Calavetta in Oltre il destino.

Ricordando che è Cigoli a doppiare Lancaster in La rosa tatuata, vediamo i partner delle dive che hanno conteso l’Oscar alla Magnani e le rispettive voci nel seguente quadro sinottico:

 

 

La valle dell’Eden

regia di Elia Kazan

produzione: Warner Bross

doppiaggio: C.D.C. (1955)

direttore: Nicola Fausto Neroni

La rosa tatuata

regia di Daniel Mann

produzione: Paramount

doppiaggio: C.D.C. (1956)

direttore: Luigi Savini

personaggi

interpreti

doppiattori

personaggi

interpreti

doppiattori

Cal

Trask

James

Dean

Giuseppe

Rinaldi

Serafina

Delle Rose

Anna

Magnani

auto

doppia

Abra

Julie

Harris

Fiorella

Betti

Alvaro

 

Burt

Lancaster

Emilio

Cigoli

Adam

Trask

Raymond

Massey

Augusto

Marcacci

Rosa

Marisa

Pavan

Maria Pia

Di Meo

Kate

Jo

Van Fleet

Rina

Morelli

Bessie

Jo

Van Fleet

Wanda Tettoni

Aron

Trask

Richard

Davalos

Massimo

Turci

Jack

Hunter

Ben

Cooper

Massimo

Turci

Joe

Timothy

Carey

Bruno

Persa

Estelle

Hohegarten

Virginia

Grey

Dhia

Cristiani

Sam,

lo sceriffo

Burl

Ives

Olinto

Cristina

Padre

De Leo

Sandro

Giglio

Giorgio

Capecchi

Gustav

Albrecht

Harold

Gordon

Lauro

Gazzolo

dottore

Roger

Gunderson

Gino

Baghetti

Dottor

Edwards

Richard Garrick

Amilcare

Pettinelli

sceriffo

 

Bruno

Persa

Roy,

il meccanico

Lonny

Chapman

Roberto

Gicca

insegnante

 

Maria

Saccenti

 

Con il successivo quadro vediamo le partner dei divi che hanno conteso a Ernest Borgnine l’Oscar vinto con Marty, vita di un timido.

 

1956. CANDIDATE ALL’OSCAR PER LA MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

RELATIVI PARTNER E RISPETTIVE VOCI

La rosa tatuata

 

Piangerò domani

Tempo d’estate

L’amore è una cosa meravigliosa

Oltre il destino

Anna Magnani

Susan Hayward

Lydia Simoneschi

Katharine Hepburn

Lydia Simoneschi

Jennifer Jones

Lydia Simoneschi

Eleanor Parker

Rosetta Calavetta

Burt Lancaster

Emilio Cigoli

Richard Conte

Gualtiero De Angelis

Rossano Brazzi

William Holden

Emilio Cigoli

Glenn Ford

Giulio Panicali

Ben Cooper

Massimo Turci

Eddy Albert

Stefano Sibaldi

 

Murray Matheson

Augusto Marcacci

Roger Moore

Giuseppe Rinaldi

 

Infine, il quadro dei candidati all’Oscar per il/la migliore attore/attrice non protagonista e rispettive voci, ricordando che i vincitori sono stati Jack Lemmon per Mister Roberts e Jo Van Fleet per La valle dell’Eden.

 

1956. CANDIDATI ALL’OSCAR PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

RELATIVE PARTNER E RISPETTIVE VOCI

Marty,

vita di un timido

Amami o lasciami

La valle dell’Eden

L’uomo

dal braccio d’oro

Giorno Maledetto

Ernest Borgnine

Carlo Romano

James Cagney

Stefano Sibaldi

James Dean

Giuseppe Rinaldi

Frank Sinatra

Stefano Sibaldi

Spencer Tracy

Augusto Marcacci

Karen Steel

Rosetta Calavetta

Doris Day

Dhia Cristiani

Julie Harris

Fiorella Betti

Kim Novak

Lydia Simoneschi

Anne Francis

Miranda Bonansea

Augusta Ciolli

Wanda Tettoni

 

 

Eleanor Parker

Rosetta Calavetta

 

 

Le stesse identiche voci di sempre, ognuna con un suo personaggio di riferimento: il binomio voce-ruolo è tanto rispettato quanto quello voce-volto.

 

Mentre gli americani si preparano alla notte delle stelle con il solito apparato fosforescente, gli italiani affollano le sale cinematografiche per vedere Poveri ma belli di Dino Risi. Il film, con il quale si chiude definitivamente il neorealismo, apre una nuova stagione del cinema italiano che strizza l’occhio ai giovani che stanno per diventare protagonisti incontrastati della scena sociale. Una rivoluzione morbida come le giovani attrici, cui il nuovo cinema si rivolge, che fanno girare la testa ai giovani attori fusti nostrani. Il rinnovamento, però, si ferma sulla soglia di entrata delle sale di doppiaggio. Dentro ci sono sempre gli stessi doppiattori che hanno il compito di rendere credibili le recitazioni in voce dei nuovi interpreti che hanno nella bellezza e prestanza fisica la loro forza, ma scarsi mezzi vocali e dizioni precarie. Dall’analisi del seguente quadro …

 

1956. CANDIDATI ALL’OSCAR PER IL/LA MIGLIORE ATTORE/ATTRICE NON PROTAGONISTA

E RISPETTIVE VOCI

Mister Roberts

L’imputato

deve morire

Marty,

vita di un timido

Gioventù bruciata

Picnic

Jack Lemmon

Stefano Sibaldi

Arthur Kennedy

Stefano Sibaldi

Joe Mantell

Stefano Sibaldi

Sal Mineo

Massimo Turci

Arthur O’Connell

Augusto Marcacci

Herry Fonda

Gualtiero De Angelis

Glenn Ford

Giulio Panicali

Jerry Paris

Giulio Panicali

James Dean

Giuseppe Rinaldi

William Holden

Emilio Cigoli

James Cagney

Lauro Gazzolo

John Hodiak

Emilio Cigoli

Frank Sutton

Pino Locchi

Corey Allen

Pino Locchi

Rosalind Russell

Lydia Simoneschi

Ward Bond

Cesare Polacco

Dorothy McGuire

Lydia Simoneschi

 

William Hopper

Augusto Marcacci

Kim Novak

Rosetta Calavetta

————————————————————————————————————————-

La valle dell’Eden

Marty,

vita di un timido

Tempo di furore

La rosa tatuata

Gioventù bruciata

Jo Van Fleet

Rina Morelli

Betsy Blair

Renata Marini

Peggy Lee

Marisa Pavan

Natalie Wood

Fiorella Betti

Raymond Massey

Augusto Marcacci

Robin Morse

Gianfranco Bellini

Jack Webb

Emilio Cigoli

Estelle Hogerten

Dhia Cristiani

Anna Doran

Giovanna Scotto

Timothy Carey

Bruno Persa

Alan Wells

Sergio Tedesco

Janet Leigh

Micaela Giustiniani

Sandro Giglio

Giorgio Capecchi

Marietta Canty

Maria Saccenti

Burl Ives

Olinto Cristina

 

Edmond O’Brien

Manlio Busoni

Jo Van Fleet

Wanda Tettoni

Ian Wolfe

Amilcare Pettinelli

 

possiamo affermare che le differenze sonore tra il cinema italiano e quello d’oltre oceano sono minime. Vedere Ettore Manni recitare con la voce di James Stewart è difficile “non farci caso”.

 

Nel 1957 Anna Magnani interpreta Gioia in Selvaggio è il vento di George Cukor. Il film è affidato alla C.D.C. ma la presenza di Anthony Quinn richiede l’intervento della voce che più di altre ha mostrato di incollarsi al volto dell’attore americano, quella di Arnoldo Foà. Foà, che l’ha già doppiato magistralmente nel film La strada nel 1953 diretto in sala di sincronizzazione dallo stesso regista, Federico Fellini, non è socio dell’organizzazione, ma in questi casi a nessuno conviene creare troppi problemi visti i ritorni d’immagine e economici che un’operazione del genere promette di avere. Un film con la Magnani, diretto da Cukor, con un cast internazionale che, oltre a Quinn, ha Anthony Franciosa, Joseph Calleia e Lilli Valenty mette d’accordo tutti e le rivalità si acquietano. Anna Magnani si auto doppia, Quinn, nella parte di Gino, ha la voce di Arnoldo Foà, Franciosa, nel ruolo di Pietro, ha quella di Pino Locchi, Calleia (Alberto) quella di Lauro Gazzolo e Valenty (Teresa) quella di Wanda Tettoni.

In questo auto doppiaggio la Magnani mostra qualche disagio nel riproporre a freddo le battute da recitare. La sua recitazione a forti tinte, istintivamente passionale, mal si adatta ad essere reimpostata qualche tempo dopo in una fredda sala di doppiaggio, lontano dal calore del set che la esalta. Il doppiaggio é una tecnica che i nostri doppiatori del passato sono riusciti a nobilitare ad arte per una grande capacità di usare la voce in tutte le sue sfumature, possedendo, i più bravi, una gamma straordinaria di timbri. Gli attori che non sono abituati al doppiaggio si trovavano spesso in difficoltà; difficoltà che si accentua quando necessariamente ci si trova a confrontarsi in sala di doppiaggio con i doppiattori professionisti. E’ accaduto alla Magnani e a tutte le altre attrici italiane che hanno tentato l’avventura americana. Sophia Loren nei film americani é quasi sempre doppiata da Rosetta Calavetta, Lydia Simoneschi e Rita Savagnone.

In un giornale dell’epoca compare una simpatica foto scattata durante il doppiaggio di Selvaggio è il vento. Al leggio la Magnani e alle spalle …

 

(Fotocomposizione di Gerardo Di Cola – LE VOCI DEL TEMPO PERDUTO, pag. 183)

 

Nel 1957 esce Suor Letizia di Mario Camerini. Anna Magnani nel ruolo della suora, che si auto doppia, vince il Nastro d’argento per la miglior attrice protagonista. Il film è sicuramente doppiato dalla C.D.C per la presenza di voci note come quella di Renato Turi lo zio di Salvatore. Giovanna Scotto, Renata Marini, Rosetta Calavetta doppiano tre suore. Bruno Persa presta la voce al brigadiere, mentre Manlio Busoni fa parlare un creditore. Null’altro può essere detto se non avventurandoci in congetture che presuppongono delle valutazioni arbitrarie e quindi non significative.

 

Nel 1959 Anna Magnani interpreta la detenuta Egle in Nella città l’inferno di Renato Castellani. Il film è quasi tutto in presa diretta tranne alcune parti. Il doppiaggio è realizzato dalla C.I.D. per la presenza del doppiattore Riccardo Cucciolla che presta la voce a Renato Salvatori. Cucciolla è una delle colonne portanti dell’organizzazione che cura soprattutto il doppiaggio dei film italiani.

La Magnani dà libero sfogo alla sua inesauribile carica emotiva attingendo ad una vena di passionalità vera e sincera tutta la sua forza espressiva sorretta da una voce capace di mille sfumature quando non è imbrigliata dalle pastoie dei sincronismi labiali.

 

L’esperienza artistica di Anna Magnani prosegue con un incontro cinematografico sempre temuto, quello con Totò. Non è compito di questa ricerca approfondire la natura di questi timori che non hanno permesso di ricomporre una coppia che già si è espressa ai massimi livelli nel teatro di rivista negli anni ‘40. Mario Monicelli riesce nell’impresa dirigendo la coppia di giganti più amati dal pubblico italiano in Risate di gioia. Siamo nel 1960. Il film è sicuramente doppiato dalla C.D.C. per una singolare particolarità che è una firma vocale: Ferruccio Amendola presta la sua timbrica impossibile da non riconoscere a Tony Ucci che interpreta l’amico di Milena. L’altra firma la appone Pino Locchi che doppia Ben Gazzara nella parte di Lello.

Mentre la voce di Amendola non è all’epoca molto conosciuta essendo utilizzata per far parlare personaggi minori, Locchi è uno dei doppiattori di riferimento della C.D.C.. Pino Locchi ha già doppiato protagonisti del calibro di Elvis Presley, Vittorio Gassman in Vento di tempesta, Teddy Reno in Totò, Peppino e la… malafemmina, Ettore Manni in Ladro lui, ladra lei, Claudio Villa in L’amore nasce a Roma, Renato Salvatori in Era notte a Roma, Maurizio Arena in Poveri milionari, Franco Interlenghi in La contessa scalza, e, infine, l’ex compagno della Magnani, Massimo Serato, in Femmine di lusso. Alla luce di questa evidenza è molto strano che Monicelli abbia accettato di doppiare il film con la C.D.C.. Il regista non è contrario al doppiaggio ma è restio a utilizzare le voci della organizzazione di doppiaggio più importante. Egli afferma pubblicamente che i suoi film non sono western per affidarli alla C.D.C.. La Magnani e Totò si auto doppiano.

 

Ancora nel 1960 Anna Magnani è la signora Torrance in Pelle di serpente di Sidney Lumet. Questa volta si confronta sul set con l’attore più grande di Hollywood, Marlon Brando, e in sala di doppiaggio con il doppiattore più grande del mondo, Giuseppe Rinaldi. Quest’ultima affermazione è il frutto di un sillogismo che Rinaldi ama ripetere con una certa ironia che è una delle sue caratteristiche di uomo e artista: io sono il più grande doppiatore italiano, il doppiaggio italiano è il più grande del mondo, quindi io sono il più grande doppiatore del mondo.

Anche in quest’occasione la Magnani si auto doppia ma i risultati non sono esaltanti. La spontaneità è appannata, si avverte un senso di stanchezza. Riproporre una scena non soddisfacente sul set è profondamente diverso dalla ripetizione che spesso è necessaria in sala di doppiaggio. Nel primo caso si ha uno stimolo ulteriore per migliorare la prestazione; nel secondo, invece, ogni volta che si deve ripetere una battuta perché una sillaba è fuori sincronismo, si viene colti da sconforto. Se, poi, non c’è l’abitudine a recitare davanti ad un leggio con microfono, il ripetere un anello diventa insopportabile. Senza andare troppo per il sottile, il direttore di doppiaggio, che non ha l’autorevolezza sufficiente per tormentare ulteriormente la grande attrice, dà per buono qualcosa che avrebbe bisogno di qualche ritocco. Anche se il direttore si chiama Giulio Panicali che è il referente della United Artist che ha prodotto il film. Nella scheda seguente i doppiattori più importanti intervenuti che, come il solito, sono sempre gli stessi.

 

Poveri ma belli (1956)

regia di Dino Risi (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Salvatore

Renato Salvatori

Giuseppe Rinaldi

Romolo

Maurizio Arena

Sergio Fantoni

Giovanna

Marisa Allasio

Maria Pia Di Meo

Marisa

Lorella De Luca

Flaminia Jandolo

Anna Maria

Alessandra Panaro

Fiorella Betti

Ugo

Ettore Manni

Gualtiero De Angelis

 

Erminio Spalla

Mario Pisu

… e i giovani del quartiere

Ferruccio Amendola

Massimo Turci

Corrado Pani

Franco Pastorino

Roberto Gicca

Cesare Barbetti

 

 

Nel 1962 Anna Magnani interpreta Roma Garofalo in Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini. Ancora un film in presa diretta per l’attrice che si auto doppia in poche parti. La post-sincronizzazione é realizzata negli stabilimenti International Recording, con la collaborazione della C.I.D.. Franco Citti nella parte di Carmine recita con la sua voce a differenza di quanto avvenuto in Accattone.

Nel film d’esordio di Pasolini, Citti, nella parte di Accattone, è doppiato da Paolo Ferrari che in sala di doppiaggio ha al suo fianco Monica Vitti per far parlare Paola Guidi (Ascenza), Deddi Savagnone per Franca Pasut (Stella), Ileana Zezza per Silvana Corsini (Maddalena) e Luisella Visconti per Adriana Asti (Amore) che in questo periodo svolge un’intensa attività nel doppiaggio. La Asti doppiattrice entra nella storia del doppiaggio per la battuta “Gradisca” che recita in voce sostituendosi a Magalì Noel nella parte di Gradisca nel film Amarcord di Federico Fellini. La Asti è anche la voce di Claudia Cardinale nel film Gli indifferenti di Francesco Maselli dove Rod Steiger ha quella di Ivo Garrani e Tomas Milian quella di Renato Izzo.

E’ interessante rilevare che la coppia Ferrari-Asti in sala di doppiaggio non è una trovata pasoliniana ma è già stata sperimentata da Valerio Zurlini in Estate violenta dove affida a loro il compito di doppiare Jean-Louis Trintignant e Jacqueline Sassard, sempre per conto della C.I.D..

 

La Magnani è nel ruolo di Josefa in La pila della Peppa

 

PELLE DI SERPENTE (1960)

regia di Sidney Lumet (C.D.C.)

direttore: Giulio Panicali

personaggi

interpreti

doppiattori

Lady Torrance

Anna Magnani

auto doppia

Valentine Xavier

Marlon Brando

Giuseppe Rinaldi

Carol

Joanne Wodward

Rosetta Calavetta

Vee Talbot

Maureen Stapleton

Rina Morelli

Jabe M. Torrance

Victor Jory

Giorgio Capecchi

sceriffo Jordan Talbott

R.G. Armstrong

Mario Pisu

Beulah Binnings

Lucille Benson

Giovanna Scotto

David Cutrer

John Baragrey

Pino Locchi

Pee Wee

Joe Brown

Nino Bonanni

Dog

Ben Yaffee

Gino Baghetti

giudice

 

Emilio Cigoli

benzinaio

 

Renato Turi

moglie benzinaio

 

Wanda Tettoni

 

 

..e, nel 1965, in quello di Adelina in Made in Italy di Nanni Loy.

Si riaffaccia in sala di post-sincronizzazione per auto doppiarsi in Il segreto di Santa Vittoria

 

 

LA PILA DELLA PEPPA (1963)

regia di Claude Autant-Lara (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Josefa

Anna Magnani

auto doppia

Pierre Corneille

Bourvil

Gianni Bonagura

Maggiore

Pierre Brasseur

Giorgio Capecchi

Charquin

Henri Virtoieux

Lauro Gazzolo

Justin

Ramon Iglesias

Gianfranco Bellini

cassiere

 

Nino Pavese

portalettere

 

Oreste Lionello

cameriere

 

Gino Baghetti

anziano all’osteria

 

Lauro Gazzolo

ragazzo nella locanda

 

Ferruccio Amendola

curato

 

Giuseppe Rinaldi

una popolana

 

Wanda Tettoni

un popolano

 

Manlio Busoni

ragazza bionda

 

Flaminia Jandolo

popolana sull’autobus

 

Lydia Simoneschi

popolano sull’autobus

 

Vinicio Sofia

autista

 

Guido Celano

 

Nel 1972 Anna è seguita da Federico Fellini per i vicoli di Roma. Il regista sta girando, con il suo occhio discreto, il film Roma. Mentre sta per raggiungerla, Fellini recita: “Questa signora che rientra a casa costeggiando il muro dell’antico palazzetto patrizio è un’attrice romana, Anna Magnani, che potrebbe essere anche un po’ il simbolo della città”.

Che so io?”.

Una Roma vista come lupa, vestale, aristocratica e stracciona tetra, buffonesca… potrei continuare fino a domattina”.

A Federì, va a dormì, va!”.

Posso farti una domanda?”.

No, non me fido…ciaooo. Buonanotteee!”.

Mentre il portone sbatte con un tonfo sordo chiudendo la sua vita artistica.

 

I due grandi della cinematografia italiana hanno recitato le battute in presa diretta o sono andati in sala di doppiaggio? Ai critici l’ardua sentenza.

 

IL SEGRETO DI SANTA VITTORIA (1969)

regia di Stanley Kramer (C.D.C.)

personaggi

interpreti

doppiattori

Rosa

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