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Doppiaggio: come e perché

Davide Pigliacelli con Daniele Raffaeli, Alessio Puccio, Davide Perino e Alessandro Nardoni

Nei seguenti punti Davide Pigliacelli riassume i suoi tantianni di studio del doppiaggio (a partire dall’anno 2000) a stretto contatto con l’ambiente, rispondendo a curiosi, amanti del settore e oppositori, facendo parlare i doppiatori in prima persona con un saggio mai realizzato prima, il quale soddisfa una volta per tutte dubbi e curiosità circa il settore.

Leggi lo statuto del doppiaggio tratto dalla tesi di laurea di Davide Capone:





5 comments
  1. Lorenzo

    Salve sono lorenzo, ho 18 anni e la mia passione è il doppiaggio. Ho cominciato da poco a doppiare amatorialmente,non ho attrezzature quali micorfono o pannelli di insonorizzazione perciò mi arrangio con quel che ho. Ho qualche mio lavoro che vorrei venisse giudicato, e magari ricevere consigli e accorgimenti da persone esperte. Scusate l invadenza

    1. admin

      Ciao, Lorenzo! Nessuna invadenza, figurati. Siamo qui per tutti gli utenti.

      Guarda, esemplifico ad un elemento fondamentale per tutto il discorso: devi essere un attore, non un bravo imitatore di personaggi e voci. Saper imitare è un in più magari, una maggiore versatilità utile per più ruoli potenziali eventualmente. Si va a doppiare stelle del cinema mondiale che recitano a quel livello spesso dall’infanzia, quindi il talento deve essere di quanto più pari livello possibile, oHollywood ti rimanda a casa senza mezzi termini, avendo perso tempo sia tu che i direttori che ci mettono la reputazione professionale.

      Il doppiatore è un attore, quindi bisogna fare una buona accademia teatrale (anche teatro negli anni successivi all’accademia stessa) e poi dei corsi di doppiaggio coi professionisti del settore.

      Il web è un approccio divertente, giocoso e sano, ma ben lontano dal professionale di quest’arte cinematografica, a prescindere.

      Devi saper recitare e molto bene.

      Guarda, leggi pure gli altri articoli che trovi nel sito, specie quelli su questa tematica; ti aiuteranno. Poi torna pure a scrivermi se avrai bisogno.

  2. Alessandra

    Buonasera , lo scorso 08.06 sono stata al festival del doppiaggio a Roma. Un esperienza davvero bella, ma una nota devo farla! Mi è sembrato di stare ad una convention di farmacisti o notai tutti a ringraziare zii nonni padri e sorelle per avergli insegnato l’arte del doppiaggio, un innamoramento facile se fin da bambino mangi pane e dizione. Ma per chi non ha santi in paradiso ed ha passione, in cosa deve sperare? Magari un giorno alla Coop al carrello accanto al tuo ti trovi Gigi Proietti, che mentre decide per il latte fresco o quello a lunga conservazione, ode la tua voce e ti scrittura per il film del secolo! Bang! Colpito, un gran c…che Cenerentola a confronto resta muta! Per la prossima edizione sarebbe bello sapere cosa sia meglio fare per non abbandonare il sogno, imprecando per il cognome che il fato ci ha dato in dono!

    1. Davide Pigliacelli

      Ciao! Intanto grazie per aver partecipato al festival.
      Riguardo alle tue considerazioni, invece, cerco di essere sintetico e diretto, benché l’argomento sia meglio spiegato nel sito coi miri articoli su questo ed altri temi relativi al doppiaggio.
      E’ normale che degli attori al festival ringrazino famiglia e mentori, cosa che fanno anche altri in diverse occasioni, tipo l’atleta che vince l’oro o il pilota di formula uno; ringraziano i loro maestri del settore e l’affetto delle famiglie, stessa identica cosa. E’ tipico e comprensibile.
      Essendo quello un festival, i premiati parlano di sé, è un momento loro dedicato e non si tratta di una convention in cui spiegare il mestiere. Quel tipo di serata non se ne occupa per natura di cose.
      Per capire il doppiaggio vi sono altri eventi durante l’anno, ormai in tutta Italia, tra comics, convention e corsi specialistici, più siti web specializzati come questo e video su Youtube.
      Il materiale non manca, tutto sta a centrare il contesto giusto.
      Per i santi in paradiso, nulla viene tolto al merito dei figli d’arte. Nel doppiaggio, come in ogni ambito artistico e spesso lavorativo IN GENERE, VI SONO SIA FIGLI D’ARTE CHE NON e i talenti esterni sono seguiti e aiutati nella formazione proprio dai figli d’arte dei quali diventano colleghi. Il doppiaggio è colmo di talenti venuti da fuori il settore e poi diventati famosi. Vedi nomi come: Manuel Meli, Leonardo Graziano, Edoardo Stoppacciaro, Benedetta Degli Innocenti, Luca Mannocci, Christian Iansante, Stefano Sperduti, Claudio Moneta, Valentina Favazza, Davide Garbolino, Pietro Ubaldi, Francesco Vairano, Domitilla D’Amico e un mare d’altri che non riuscirei ad elencare per quanti sono. Basta analizzare le biografie nel web.
      Incontrare Gigi Proietti al supermercato non comporterebbe nulla, perché la bella voce è un concetto fuorviante. Non esiste la bella voce, bensì tanti tipi di voci e tutte utili al doppiaggio. Non serve sempre il Luca Ward del caso, o si lavorerebbe tutti poco o niente. Altresì non servono tutti caratteristi come Mino Caprio. Essere trasformisti può essere utile, un incentivo, ma non è prerogativa e comunque bisogna essere attori, perché il doppiaggio è la specializzazione del ramo attoriale, non si improvvisa. Non è un lavoro di massa, bensì per veri talenti che, come dimostrano i fin troppi entusiasti nelle scuole apposite, sono appena il 6% delle proposte, un 6% che a sua volta deve comunque essere scremato, perché la domanda di voci del mercato del cinema è molto più bassa rispetta all’offerta di talenti. Non servono così tante voci come si può pensare. Il ricambio generazionale è appunto generazionale, non annuale, meno che mai per un numero troppo elevato di talenti che non si saprebbe dove piazzare, perché non è un mestiere di massa, non c’è posto per chiunque come fosse un’agensia di collocamento, altrimenti addio qualità e selezione e addio lavoro a sufficienza per tutti.
      Hollywood è terribilmente severa sulla scelta delle voci e gli stessi professionisti già navigati seguono le sue richieste con molta fatica, al giorno d’oggi più che mai.
      E’ poi un lavoro da iniziare entro una certa età anagrafica, come il calciatore o l’astron auta, sia pure per parametri diversi.
      L’attore sullo schermo è passato per dure selezioni di Hollywood e può doppiarlo solo chi è localmente di pari bravura, cioè un attore con esperienze di riguardo già consolidate.
      Lascio stare il fatto dei talent, perché non dipende dai direttori, bensì da distributori e produzioni che credono esista il talet all’americana anche in Europa, cosa che non è e per motivi precisi.
      E’ troppo lunga da dire qui ad ogni e-mail, quindi rimandiamo ai nostri articoli per poter incontrare le necessità di tutti. Li ho creati apposta per gli amici utenti.
      Mestieri come questo vanno iniziati da giovani, ancor più se si viene da fuori il settore. Anche questo è ben spiegato nel sito.
      Resto a tua disposizione per tornare eventualmente qui a parlarne, ma intanto invito alla lettura degli appositi articoli che illustrano molto bene i molteplici punti importanti per i quali passa questo ampio e articolato discorso.

  3. Francesca

    Io trovo il doppiaggio Italiano il migliore in assoluto! Molti film cambiano con i nostri doppiatori e diventano più interessanti, provo amministrazione per tutti anche per quelli delle serie tv !
    È’ un mestiere difficile affascinante e poco riconosciuto! Per questo vi sostengo e tifo per voi! Spero di venire al festival dei doppiatori italiani a conoscervi !

    Siete tutti mitici!

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