Ora calma e ordine

21 06 2016 da

Lo spettro dell’antidoppiaggio è ormai ampiamente smentito, dopotutto la critica vive di sé stessa, ma non avrà mai più presa come in passato quando era la sola campana a suonare, eppure il pericolo maggiore non è estermo ma interno.

Ora che il pubblico è finalmente per il 90% dalla parte del doppiaggio, bisogna far attenzione che i più sfegatati tra gli ammiratori non eccedano facendo confusione.

La battaglia contro l’antidoppiaggio è vinta e ci rendono omaggio cultura alla mano tanto gli utenti quanto le alte cariche dello Stato italiano, ma le teste calde pro-doppiaggio devono applicare ora quegli stessi principi e valori che insieme abbiamo presentato agli oppositori di un tempo: il doppiaggio ai doppiatori!

Mentre la gran parte degli spettatori ci sostiene serenamente seguendoci attraverso tutti i massmedia, la parte più radicale dei fan tal volta si pone da sé al centro delle attenzioni.

Riconosciamo loro il merito di essere stati tra i maggiori difensori della nostra professione, ma alcuni dimenticano che il doppiaggio lo può fare solo un attore ben formato e ben motivato e non chi è mosso unicamente da una passione priva di giudizio ed umiltà.

Un lavoro come questo, cosa abbondantemente spiegata nei molti articoli del presente sito (da leggere tutti e con attenzione), è per i professionisti soltanto!

Ottimo l’aver compreso natura ed importanza del doppiaggio, ma non se ne deve abusare; anche una sana insalata, se se ne abusa, può provocare seri danni alla salute.

La salute in questione è quella del doppiaggio stesso, nel senso che esso non può finire inflazionato e perdere professionalità solo per fare contenti alcuni ammiratori troppo zelanti ed eccessivamente sognatori.

Costoro, oltre a far perdere tempo a direttori e doppiatori per provini inconcludenti e chiedendo sempre di assistere ai turni di lavoro, causano anche una cattiva pubblicità al settore, lasciando intendere ai più ingenui che si possa fare quello che si vuole, come e quando lo si vuole.

Non è affatto così, proprio per niente!

Un candido bambino si indispettisce quando la mamma lo sgrida per aver giocato coi fiammiferi e sul momento fa i capricci senza sentir ragioni e non comprende, ma la mamma, forte in responsabilità ed esperienza, sa che un giorno il figlio la ringrazierà della dura lezione.

Il doppiaggio (la mamma), sia pure con affetto, sgrida a fin di bene il piccolo figlio (fan iperattivo ed iperemozionato) affinché non giochi col fuoco dei fiammiferi (imporsi come presenza via via più pressante per avere provini e fuorviare altri fan in erba).

Spesso si sente la testimonianza di fan del genere che affermano “a ventanni mi è nata la passione per il doppiaggio (nel senso di farlo in prima persona)”, eppure raramente una passione nasce così tardi e ancor più raramente con tali tempi si tratterà di una passione pienamente motivata, che corrisponda ad effettive capacità recitative (e non e detto che poi il passaggio da palcoscenico a leggio funzioni) e che abbia una piena formazione con un conseguente futuro.

Diffidiamo di chi si autoelogia e nel web inventa (lo si capisce) delle improbabili interviste (non a caso con spesso errori di grammatica e con un congiuntivo in sciopero) dove poco umilmente afferma di essere attore e doppiatore (hanno fatto un corso teatrale e dei video Youtube che vivono solo di commenti di utenti non docenti/attori professionisti).

Va bene finché rimane un gioco da condividere nel web, certamente, ma non va affatto bene quando ciò si pretende di presentarlo come un curriculum per poi chiedere dei provini.

Non è un curriculum, signori! Così è solo un gioco che non può avere pretese d’altra natura, per niente.

A ciascuno il proprio ruolo, di grazia, con dignità e rispetto reciproco.

Perché non c’è una valanga di video Youtube con cui poi si pretenda di fare i medici solo dopo aver curato con mezzi di fortuna un piccione? Perché la facoltà di medicina non li accetterebbe di certo.

Idem per il doppiaggio: o sei formato e con tutti (TUTTI) i requisiti necessari, o fai un altro lavoro.

Il doppiaggio non è un reality per talenti improvvisati e autoreferenziati, affatto.

E il danno alla fine, a dirla tutta, sarà anche dell’interessato, il quale rimarrà per forza deluso per essere stato giustamente rifiutato e che spesso rimarrà banalmente risentito invece di ragionare sul tipo di percorso fatto.

Inutile spendere soldi in corsi di doppiaggio se prima non si è passati per teatro amatoriale serio e soprattutto una prestigiosa accademia d’arte drammatica che valuti se il fan sia idoneo o se si presenti solo per ambizione e vanto sulla scia di complimenti internet di innocenti persone che di vera recitazione in genere non sanno nulla di che, specie per un così delicato giudizio.

Il pericolo è triplice, quindi: si perdono tempo e denaro, si fa perdere tempo ai professionisti e si illude e confonde il resto degli utenti.

Il sistema del “pago e ottengo” non funziona qui; o la tua recitazione aderisce in toto all’attore di Holliwood da doppiare, o regista americano e direttore del doppiaggio ti rimandano a casa, punto.

Perché tutto ciò non accada, però, è importante che la selezione sia molto severa; nelle ammissioni in accademia, durante gli studi e poi ai provini di doppiaggio.

Hollywood e collaboratori non hanno tempo da perdere; già è stressante per i professionisti tra i fuoriclasse, figurarsi per chi non ha i requisiti richiesti…

Il mondo virtuale di internet ha assuefatto fin troppe persone con un’illusoria logica dove tutto e vicino e veloce; nella vita reale qua fuori, però, funziona ancora secondo madre natura.

Il web ci può permettere di dare interessanti sguardi ad una città lontana mille chilometri, ma fuori dal web ancora occorre prendere l’aereo per andarci, non basta il desiderio sfrenato.

E anche una volta arrivati nella lontana città, vi sono delle leggi da rispettare e degli sforzi di integrazione se vi si vuole rimanere.

Idem per il doppiaggio: non basta desiderarlo, occorre lo sforzo di studiare e applicarsi per raggiungerlo; e una volta raggiunto, vi sono delle regole da rispettare molto ben precise, o ci si ritrova rispediti a casa col primo volo.

Più si sale di livello nella piramide artistica, più la punta si stringe e quindi la selezione si fa severa; solo così si ottiene il meglio dei doppiatori italiani.

Se tutti ci mettiamo sulla fragile cima, la piramide tutta crollerà sotto il peso di troppi elementi non idonei alle sue necessità strutturali.

Dopo tutte queste selezioni naturali, vige ancora un’ultima regola inevitabile da non imputare al doppiaggio come una colpa, ma da accettare maturamente quale realtà di fatto: non tutti gli italiani possono fare i doppiatori, come non tutti gli italiani possono fare i conducenti d’autobus; le ragioni sono più che ovvie.

Perfino tra i talenti validi usciti dall’accademia c’è un’ultima severa selezione, ma data semplicemente dalla vita: non possono esistere tanti doppiatori quanti sono gli attori da doppiare, o ciascun doppiatore finirebbe per fare letteralmente la fame avendo tipo solo una serie TV l’anno da doppiare, vale a dire solo due ore di lavoro al giorno per un paio di mesi all’anno (l’attore di Hollywood guadagna milioni di Dollari poiché copre un mercato mondiale; invece il doppiatore neanche per sogno, poiché copre solo il mercato italiano e solo per l’audio del film).

Diversamente, quindi, sarebbe il caos, l’inflazione appunto, ragion per cui già oggi qualche doppiatore (con più frequenza i meno formati) vivono un po’ di disagio a causa di un lavoro meno florido di quanto sognavano, perché già vi sono troppi doppiatori (di quelli professionisti all’altezza voluta da Hollywood).

Tale concetto non è affatto in contraddizione col ripetersi frequente di determinate voci rispetto ad altre, poiché ormai il numero di prodotti da doppiare è così elevato che è normale risentire spesso specifiche voci (lavora di più chi meglio rende e meglio rende chi ha la migliore formazione attoriale)
La cosa per le voci giovani si accentua semplicemente perché il mercato del cinema moderno vede protagonisti proprio i ruoli giovani, molto più che in passato.

Da notare anche quegli utenti che in internet si creano spazi autocelebrativi e che si auto intervistano o fanno intervistare un amico solo per aver doppiato una frase di un personaggio di passaggio, ostentando pateticamente la gioia di “essere riusciti a coronare un sogno”.

Fanno praticamente i divi pur essendo artisticamente dei nessuno, rendiamoci conto. Ma una cosa tristissima proprio.

Si nota in tali soggetti la voglia maniacale di sentirsi come le celebrità che probabilmente invidiano oltre misura.

Ai genitori e alle famiglie italiane in genere facciamo il caloroso invito di insegnare ai propri figli l’umiltà, il buon senso, il valore del sacrificio e del buon gusto, nonché una più sobria opinione di sé.

E’ proprio vero che quando dai un dito si prendono tutto il braccio…

Guai ad affidare l’autobus ad un conducente neopatentato con la voglia incontrollata di esibire le proprie capacità, o poveri passeggeri.

Gli eccessi, quindi, vanno combattuti ed arginati proprio per il bene del doppiaggio, delle case produttrici e degli spettatori stessi.

Approfondimenti agli articoli:

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