Come diventare doppiatori?

01 02 2014 da

Come si diventa doppiatori?

Premessi i punti fondamentali negli altri articoli, riassumiamo che:

1. il doppiaggio va avvicinato da bambini o adolescenti, al fine di acquisire nel proprio istinto tutte le capacità recitative e i loro riflessi, quanto più possibile alla pari degli attori da doppiare.
(il talento lo devi avere però, non lo puoi fabbricare; il talento non si improvvisa, lo si ha o non lo si ha)

Si dice che i sogni non abbiano età, ma non è sempre così, sicuramente non per il doppiaggio.

Anche durante l’infanzia è necessario che il bambino sia cresciuto in una famiglia dove vi si sensibilità per le arti e dove se ne pratichi qualcuna.

Il bambino deve crescere nell’amore e nella pratica della cultura, anche quindi riguardo la lingua italiana nella sua giusta pronuncia e applicazione.

I genitori hanno un ruolo anche manageriale: poiché il bambino ovviamente dovrà farsi notare negli studi di continuo, i genitorì dovranno spesso richiedere dei permessi di lavoro per poterlo accompagnare.

Se tutto ciò non avviene, il bambino/ragazzo sarà poco volenteroso di imparare e migliorare, non soddisfacendo più la qualità richiesta dal cinema.

2. La formazione attoriale va curata in ogni aspetto: dizione perfetta, buon ritmo di lettura, immedesimazione interpretativa, buone basi culturali, versatilità espressiva, puntualità, senso del sacrificio e del dovere, pazienza, umiltà, voglia di imparare, spirito di adattamento, caparbietà, senso del rispetto e della dignità, capacità organizzative e di relazione.

Come si vede in questo elenco, non vi sono implicate solo le peculiarità artistiche, ma anche di comportamento; la preparazione è più completa di quanto non si creda.

Meno è completa, meno possibilità di riuscita si avranno.

Occorre anche la fermezza di carattere; una persona ansiosa, ad esempio, sarà facilmente preda di stress da prestazione ed esaurimenti nervosi nei periodi di maggior lavoro.

3. Occorre frequentare dei buoni corsi di recitazione (per iniziare da piccoli il teatro della scuola aiuta sempre) e approfondirli con quelli professionali di una rinomata accademia d’arte drammatica (occorre puntare alle accademie storiche, prestigiose, possibilmente di Roma; hanno un certo costo economico naturalmente, ma la preparazione è altrettanto elevata; senza sacrificio a tutto tondo è impensabile ottenere risultati di livello, motivo in più per cui il doppiaggio è uno di quei settori non alla portata di chiunque; anche il doppiaggio è cosa seria).

Accademie d’arte drammatica e corsi di doppiaggio vanno un pò studiati nel loro curriculum ovviamente: controllare che abbiano una certa storia alle spalle; che abbiano formato attuali attori e doppiatori; che contino tra gli insegnanti dei bravi professionisti del settore.

E’ utile studiare le biografie dei grandi attori italiani per capire quali siano state le accademie da loro frequentate.

I costi sono sostenuti per motivi semplici e logici: per la migliore formazione serve il miglior insegnante; il miglior insegnante è un importante doppiatore/direttore e quindi un professionista dal rendimento lavorativo economicamente impegnato, perciò il tempo che dedica agli apprendisti va coerentemente retribuito nella stessa misura.

A riguardo anche le attrezzature e il prestigio storico della scuola hanno il loro ruolo.

L’arte del doppiaggio non è un diritto, bensì una conquista.

Senza tale percorso rimangono solo sogni e autoreferenze perfettamente discutibili.

Vi fareste mai operare al cuore da un simpatico autodidatta convinto di sé?

Anche il film, nella sua dimensione, va trattato con delicatezza, cura e serietà, perciò va “operato” da “mani” esperte, professionali, d’esperienza.

Un corso di doppiaggio da solo può aiutare magari a capire se la prospettiva del settore piaccia davvero e se quanto viene spiegato sia ciò che si sta cercando, ma poi, dopo aver eventualmente capito che si vuole e si è capaci di procedere, bisogna tornare al livello di partenza con teatro e accademia, facendo il percorso dalla base.

4. Assistere quanto più possibile ai turni di doppiaggio dei professionisti, farsi notare dai direttori.

(A tale scopo è quindi necessario vivere in una delle città del doppiaggio: Roma, Milano o Torino.

5. In caso di talento esordiente in età più matura (25 anni al massimo), dopo i primi anni formativi in teatro (in e fuori accademia, durante e dopo), occorre seguire un buon corso di dizione e doppiaggio che introduca il talento alla specifica tecnica recitativa del settore.

I corsi di doppiaggio devono essere tenuti da attori professionisti del settore, chi conosca bene le sale di doppiaggio quindi.

6. Accettare i piccoli doppiaggi di margine iniziali, anche i semplici brusii.

La gavetta è parte integrante di percorsi del genere. Per chi è esterno all’ambiente la gavetta non è un rito magico di iniziazione, ma è l’esperienza che occorre fare per farsi conoscere e dimostrare così di essere realmente bravi e affidabili, cose che in un figlio d’arte solitamente sono già garantite dall’ambiente attoriale della famiglia da anni professionalmente accreditata e provatamente affidabile presso i colleghi.

Per altro, un bambino figlio d’arte è già abituato alle sale di doppiaggio e è già in sintonia con ambiente e colleghi, ragion per cui è più malleabile e rapido di un bambino esterno al settore che vive tutti i timori di un ambiente sconosciuto e la timidezza verso tutte quelle persone estranee che tanto lo osservano.

Senza contare la suggestione della semioscurità della sala di doppiaggio per un bimbo che non l’ha mai vista e vissuta.

Il bambino figlio d’arte è quindi più maturo sia artisticamente che socialmente; già da piccolo impara serietà e professionalità a contatto diretto con colleghi veterani);

Matura più di altri bambini nella società anche a livello culturale grazie alle nozioni apprese nel dare voce a documentari e film su tutti i temi da tutto il mondo (a diciotto anni ha una maturità ben più elevata di coetanei non doppiatori, fatto che compensa abbondantemente lo studio scolastico difficoltoso a causa del molto lavoro in sala).

Altro dettaglio non indifferente: non si può andare in strada o nelle scuole a far doppiare qualsiasi bambino che appunto non ha dizione, non ha spesso la preparazione culturale di base, la cui famiglia non sappiamo se approvi il lavoro da minori (molto minori), né sappiamo se a lui vada poi di farlo, senza contare che qui così si parte da zero privi di capacità recitative quando magari il ruolo da bambino la produzione ce lo richiede il giorno stesso.

Una ricerca così nemmeno ci compete; non esiste un ruolo cerca talenti alla buona (evidentemente non si fa così), né esiste chi possa assentarsi dal proprio lavoro del doppiaggio per improvvisare.

Nulla di strano, perciò, se il figlio d’arte è generalmente preferito al talento esterno.

Un direttore del doppiaggio, preso da tante committenze di lavoro e tempi ormai frenetici, ovvio che preferisca il talento che gli farà risparmiare più tempo e costi.

Ciò non esclude i talenti esterni, purché siano talenti effettivi e non solo sognatori senza competenze.

7. Una volta doppiatori, è fondamentale dare al lavoro in sala la precedenza con serietà e professionalità, responsabilmente consapevoli che diversamente si finirà esclusi e senza più turni di doppiaggio.

In tal modo per un buon talento la carriera nel doppiaggio rimane una questione di tempo.

Il doppiatore professionista, ripetiamo, è chiamato a rendimenti recitativi vocalmente, emotivamente e tecnicamente più alla pari possibile delle star del cinema mondiale, ragion per cui tale lavoro non può essere praticato professionalmente partendo da adulti senza formazione e specialmente non senza valide esperienze attoriali di tutto rispetto.

Ritagliarsi un posto nel doppiaggio è per natura di cose estremamente difficile e una preparazione più improvvisata rispetto a chi recita fin dall’infanzia fa spesso tutta la differenza.

Chi inizia a doppiare a venticinque anni raramente potrà competere con un coetaneo professionista che ha iniziato a quattro anni, specie senza aver recitato a modo in teatro e in ruoli formativi al leggio della sala di incisione.

Chi inizia tardi, teniamo conto, arriva a confrontarsi da subito con un attore da doppiare che ha già quindici o venti anni di esperienza su set e palcoscenico e che è passato per dure selezioni di Hollywood, mentre il doppiatore novello che inizia da grande è appena uscito da tre anni di accademia o poco più.

Da bambini, invece, si cresce artisticamente con gli attori che si doppia, sempre aggiornati e al passo sulle richieste interpretative delle lavorazioni, inglobando nei preziosi rendimenti dell’infanzia tutte le caratteristiche necessarie per dare il massimo che Hollywood vuole.

E’ un po’ come le scuole dell’obbligo, le superiori e poi l’università:

Il doppiaggio è come la specializzazione all’università della recitazione, per così dire; vi si accede solo dopo aver frequentato con successo il precedente triennio.

Più alto è il voto della laurea triennale, più possibilità si anno di conseguire quella quinquennale.

Non si può pensare di fare gli attori e doppiatori (l’università) senza aver prima studiato recitazione e fatto teatro (scuola dell’obbligo e superiori).

E anche se si arriva alla Laurea (diventare doppiatori), la carriera sarà promettente solo se ci si è arrivati sempre col massimo dei voti (recitazione sui libri e soprattutto sul palcoscenico).

Se si prendono diploma e laurea breve con appena il voto della sufficienza (recitazione blanda e approssimativa per far prima), al quinto anno d’università si verrà bocciati (provinati in studio di doppiaggio ma poi rifiutati per mancanza di competenze adeguate).

Ecco perché è importante riflettere se a conti fatti desiderio e capacità corrisponderanno realmente.

Chi inizia tardi, anche riuscendo poi a fare del doppiaggio, rimane spesso ai ruoli meno difficili e ra raramente può ambire a molti turni e per lavorazioni sempre più importanti come ci si augura normalmente.

In questo caso i pochi turni di lavoro lascieranno per natura poco allenamento e ostacoleranno in modo non indifferente l’avanzamento a ruoli più impegnativi e quindi remunerativi.

E’ evidentemente un fatto complesso e poco gestibile a tali condizioni, con dinamiche naturali che portano a dirette conseguenze di cui tenere conto.

Il doppiaggio non esiste per soddisfare l’ego o la sola curiosità, ma è un settore per talenti veri e seri.

Riusciamo a comprenderlo questo semplice concetto o fingiamo di non capire l’antifona?
Siamo seri o capricciosi?
Ci offendiamo o nel caso prendiamo atto della cosa con onestà e maturità?

Si può tentare lo stesso naturalmente, ma il più delle volte a ben poco senso, rivelandosi uno spreco di denaro, tempo e speranze troppo zelanti e forse inconsapevolmente malriposte.

Attenzione, poi, a non bruciarsi le tappe: se io talento potenziale mi faccio provinare al leggio senza prima la migliore formazione possibile, rischio fortemente di essere ricordato dal direttore come il tizio che non era capace e così, anche tornando anni dopo in seguito all’accademia e ai corsi specialistici, probabilmente non riuscirò a riacquistare la credibilità già compromessa, restando nella memoria altrui come il tizio che fa perdere tempo.

Spesso la prima impressione fa tutta la differenza.

Occorre studiare e fare pratica in modo serio, professionale, costante.

A volte si pensa “Ci voglio provare, giusto per fare anche solo uno spot o un piccolo ruolo marginale”, ma non è questo l’approccio giusto.

Non si diventa chirurghi giusto per provare l’ebrezza di smembrare un paziente in sala operatoria, né si diventa vigili urbani per il gusto di fare almeno una multa nella vita.

Il doppiaggio va di moda, ma non è una moda! Non è un fenomeno di massa! Lo è nel senso dell’ammirazione magari.

Il doppiaggio non è una giostra della festa di quartiere da provare per divertimento, bensì un serio lavoro di altà qualità.

Questo lavoro è da farsi con serietà ed impegno, per la vita, con passione profonda e talento sempre in crescita, non per l’ebrezza di un’esperienza o due.

Il desiderio di tale emozione è comprensibile, certamente, ma impraticabile a tali condizioni.
Non siamo al mercatino dell’usato, né sotto saldi di stagione.

Per un talento promettente, per altro, nemmeno è detto poi che la bravura su set e palcoscenico si ripeta anche in sala di doppiaggio.

La tecnica recitativa è diversa, il rapporto col microfono qui ha la sua specifica unicità a cui ci si deve adattare.

Molto più difficile doppiare che recitare sul set adattando il ruolo al proprio corpo.

L’attore sul set un po’ può adattare la situazione a sé, ma il doppiatore no e deve rendere solo con la voce quelle stesse emozioni che sul set sono state aiutate dalla scenografia, da mesi di prove, da modifiche al copione etc.

Il doppiatore è tenuto a seguire quanto già pronto sullo schermo, quindi non ha possibilità di alleggerire il proprio compito e ha poche ore per eseguire il lavoro, quasi sempre da solo senza colleghi accanto che aiutino l’atmosfera a pelle.

Non tutti gli attori non doppiatori sanno doppiare bene, infatti perfino loro professionisti vi riescono raramente.

Per chi inzia tardi è una grande sfida insomma, rischiosa.

Irrigidirsi con testardaggine è inutile. Là dove è il caso occorre comprendere con dignitosa rassegnazione che è uno di quei lavori non alla portata di chiunque.

Attenzione, quindi, a chiedersi “Posso doppiare anch’io?” senza saper già recitare molto bene.

E’ come chiedersi: “Posso fare le olimpiadi senza prima allenarmi?”.

Risposta: “Tecnicamente puoi, il fisico non te lo impedisce, ma poi non lamentarti se muori di infarto o se per miracolo arrivi ultimo al traguardo”.

Altro fattore da non sottovalutare: Un talento esterno ha meno cura dell’ambiente di lavoro rispetto a chi ci è cresciuto e già vi è affezionato. Sarà più facilmente assente anche alle assemblee del sindacato e quasi sempre accetterà lavori poco curati e meno pagati dei veri professionisti che invece la sanno più lunga.

La memoria storica alla fine fa sempre la differenza, in ogni settore, idem il lato emotivo.

Un doppiatore professionista, che di contro ha spesso dei parenti in ambiente, sarà più attivo nel conservarne la qualità artistica, più attivo nelle lotte di sindacato, più leale ai colleghi, più motivato per sé e di conseguenza per tutto il doppiaggio insomma.

In molti casi il talento esterno, per natura più propenso ai preconcetti verso questo lavoro, vedrà i colleghi quasi sempre come estranei da battere sul campo ad ogni occasione come in perpetua competizione, perché privo di interessi più umanamente profondi, i quali hanno invece effetti benefici anche per l’arte del settore.

Un doppiatore cresciuto coi colleghi, invece, è molto più frequentemente leale e serio.

La componente familiare ha quindi un ruolo importante spesso concettualmente trascurato o sottovalutato.

In Italia un simile problema da anni già affligge il cinema e la TV, un po’ anche il teatro.

Una volta aperte le porte a troppi “talenti” esterni e quindi con prevalente spirito di mero lucro, commercio e vanità personale, cinema e TV in gran parte hanno subito un disastroso degrado artistico rispetto al glorioso passato.

Il doppiaggio si è potuto preservare fino ad ora proprio grazie al suo anonimato, perciò, ora che diventa famoso, facciamo attenzione che la storia non si ripeta anche qui.

Ciò non preclude la strada ai talenti esterni, ma solo a quelli poco formati.

Anche i talenti ben formati, però, si rendano conto che non possiamo fare tutti i doppiatori in Italia; non c’è spazio per tutti a volontà; si è già oggi in molti, quasi duemila.

Occorre porre un limite, non siamo alle svendite di un negozio.

Prima o poi ci sarà bisogno di un ricambio generazionale, certamente, ma ciò non comporta l’entrata a fiotti di centinaia di eventuali aspiranti doppiatori ogni anno solo perché hanno studiato.

Rispetto e complimenti per aver studiato a modo, ma bisogna tenere conto anche dell’effettiva richiesta di mercato, la quale non necessita certo di centinaia di voci nuove ogni singolo anno.
Va messo in conto.

Gli studi di doppiaggio curano il sonoro di importanti produzioni in diretta collaborazione con Hollywood e i suoi registi, ragion per cui non possono permettersi di aspettare che un esordiente doppiatore poco formato accresca il proprio talento in attesa di chissà quando sarà veramente pronto.

Doppiatori importanti venuti da fuori il settore esistono, certamente, ma hanno preso il proprio mestiere molto sul serio fin da principio, accostandosi ad esso solo una volta pronti e partendo con basi e talento effettivi, entrandonne tanti quanti ne richiedeva il settore e non certo a volontà.

Nello spettacolo il tempo è più che mai denaro e ad alti livelli il cinema non può dare lezioni di base a principianti troppo in erba che vorrebbero ingenuamente doppiare subito o quasi dei protagonisti.

E non basta doppiare mediocremente dei personaggi solo perché magari secondari, poiché in ogni sfumatura dovranno comunque risultare dello stesso standard qualitativo dei protagonisti.

Ecco perché di solito anche per un personaggio marginale si chiama un doppiatore affermato, specie nei grandi titoli.

Coltivare dei sogni è un bene, ma devono essere sogni alla portata delle proprie capacità e possibilità effettive.

Proviamo a lavorare in un ristorante pur essendo persone sbadate, distratte o smemorate, poi vediamo se non saremo licenziati subito per aver confuso gli ordini dei clienti e aver rovesciato più volte le portate…

Lavorare in un ristorante può piacerci quanto vogliamo, ma ciò non basta se non possediamo anche capacità e formazione, specie se il ristorante ambito è prestigioso.

La questione, quindi, è la stessa per qualsiasi mestiere, tanto più per uno settoriale come il doppiaggio.

Nelle nuove generazioni, nati in un’epoca in cui la società si è forse troppo adagiata su di sé, vogliono tutti fare gli artisti, specie gli attori, ultimamente ancor più fare i doppiatori.

Tutte vallette, tutti cantanti, tutti modelli, tutti musicisti, tutti attori, tutti doppiatori…

Nel web, poi, dato che non serve faticare per farsi notare, improvvisamente parrebbero tutti grandi pensatori elargitori di consigli spesso mai chiesti, tutti pretesi intenditori di cinema e critica in genere, tutti articolisti (molto pietosi di solito), tutti cantautori, tutti cuori ribelli e geni incompresi…
Mmmhhh…

Perché prima dell’avvento del web quasi nessuno esibiva aspirazioni attoriali?
Perché si faticava, perché voleva dire ritrovarsi davanti ad una commissione di esaminatori solo dopo anni di studio e teatro.

Si era più concreti quindi, più ragionevoli, aspiranti dei lavori alla propria effettiva portata.

Oggi, invece, poiché si desidera la mera visibilità (un po’ patologica) e si ha noia del duro lavoro, si fa un gran minestrone di ambizioni poco consone e sogni da divi.

Per lo stesso motivo non esistono video in massa con aspiranti astronauti o scienziati, perché non è roba da tutti nemmeno quella, sia pure per parametri diversi.

Se per assurdo fosse possibile andare sulla luna dopo qualche video Youtube, state certi che avremmo improvvisamente un’ondata di pretesi esperti astronomi e astronauti.

A causa di rilassamenti di costumi e crescente impazienza, si misura tutto con lo stesso metro approssimativo della superficialità; ormai si pretende e, se qualche saggio azzarda una bacchettata, ci si offende pur di non fare mai passi indietro e umiliarsi un pò.

Fenomeni come:

una pornografia sfacciata, arrabbiata, invadente, irriverente (tanto nel web quanto un po’ nei media in teoria protetti);

La falsa e viziosa idea del pago e ottengo;

La ricerca smodata e sleale del denaro facile e abbondante;

Una scaletta sballata dei valori civili, umani e morali;

L’isolamento del web coi social che dividono invece di avvicinare le persone;

L’illusione di certo spettacolo che convince di poter tutti fare i divi con poco;

Un mercato che ormai ci preclude i rapporti umani invece importanti e che ci limita in casa ad ordinare in poche ore i prodotti;

Un cinema che imparte tende a produrre a catena di montaggio e vizia l’utente sempre più impaziente ed esigente quasi in modo morboso;

Una filosofia che istiga alla competizione perpetua, alla malizia costante e ad una visione macabra della vita;

– Una comunicazione fatta di poche parole, abbreviazioni, lingue mezze inventate per … praticità, dove due minuti di dialogo “fanno perdere tempo”.

Tutti fattori che contribuiscono a delle aspettative di vita errate e ad un atteggiamento di base totalmente fuori strada, cose che alla fine inquinano almeno in parte perfino il senso di giudizio e le aspirazioni di chi vorrebbe fare doppiaggio senza faticare troppo e nel più breve tempo possibile, soprattutto a tutti i costi.

Ora, appurato che non possiamo fare tutti lo stesso lavoro, che lavori simili sono per natura fatti per un numero limitato o una parte poi si girerebbe i pollici, e appurato che quasi nessun talento auto referenziato è davvero adeguato, è il caso di riacquistare del sano buon senso.

Finché nel web ci si diverte va bene, si gioca e si ride, ma non va bene quando ci si impunta per diventare doppiatori a modo proprio.

Ecco una vignetta che riassume il concetto, un dialogo tra dentista e paziente doppiatore (fatto realmente accaduto):

Dentista: “Mi dicono che ho una bella voce. Mi porti in sala di incisione con te? Potrei fare doppiaggio anch’io”.

Paziente: “Sì, certo. Domani che impegni hai?”.

Dentista: “Beh, domani non posso. Devo effettuare delle otturazioni”.

Paziente: “Lo faccio io! Tu doppi al posto mio e io opero al posto tuo”.

Dentista: “Ma no! Come fai a operare se non sei capace? Per queste cose servono anni di formazione e pratica”.

Paziente: “E tu come fai a doppiare se non sei capace? Per queste cose servono anni di formazione e pratica”.

Chi inizia ad affacciarsi al mondo dello spettacolo in età artisticamente tarda può comunque farsi strada nelle altre branche della recitazione: teatro, cinema e TV. Il doppiaggio è la tecnica più difficile di tutte, ma non per questo bisogna scoraggiarsi. Magari non si diventerà doppiatori, ma colleghi di set e palcoscenico invece sì…

Se poi si possiede una voce coinvolgente ma priva di recitazione, allora quella dello speaker radiofonico potrebbe essere una strada da tentare.

E’ però importante capire che la moderna sete di protagonismo (perché per i più è solo questo, non amore o talento per la recitazione con le fatiche e i rischi che comporta) è in parte dovuta all’idea derivante implicitamente dal mercato anglo-americano:

Paesi come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Australia partoriscono tanti attori perché le loro sono possibilità nazionali ben più elevate di una singola realtà europea come la nostra.

In breve: loro hanno moltissimi attori e artisti vari perché sono nazioni immensamente più grandi della nostra sola Italia, quindi ovvio che tra economia e numero di studi di cinema siano più produttivi di noi.

Ciò, in pratica, ci ricorda che noi vendiamo i lavori doppiati solo a noi Italiani per natura di cose, mentre loro anglo-americani etc vendono in tutto il mondo, perciò noi italiani non possiamo avere oceani di attori e doppiatori solo perché loro li hanno.

Anche per questo rischiamo di avere in Italia più aspiranti attori che commercianti o medici, ad esempio, per dire che dovremmo ridimensionarci un pò nelle ambizioni, poiché non c’è posto per chiunque nel doppiaggio, bensì dobbiamo frenare un pò e non sragionare.

Un attore di Hollywood, poiché tutta la filiera del suo mercato cinema ha introiti stratosferici in quanto vende a tutto il mondo, può guadagnare milioni di Dollari per ciascun film, ma il doppiatore nemmeno per sogno in quanto la sua versione doppiata in italiano vende appunto solo in Italia.

Ciò comporta che con un film l’attore straniero si sistema per la vita volendo, mentre il doppiatore si sistema per qualche giorno.

L’attore A (americano) vende il film a mille nazioni (ormaiquasi ovunque si parla anche inglese), quindi guadagna magari 10.000;

L’attore B (il doppiatore) vende unicamente all’Italia (sola nazione che parli la sua lingua appunto), perciò guadagna in proporzione soltanto 10, ragion per cui dovrà coprire molti ruoli per lavorare a tono col proprio livello artistico e sociale.

Anche per questo non vi possono essere troppi doppiatori, o ciascuno farebbe la fame e sparirebbe completamente la stessa qualità del lavoro.

Alti livelli artistici come questo rispondono per natura a regole diverse da quelle di altri mestieri invece più comuni.

Il presente sito e i suoi articoli non vogliono scoraggiare nessuno, bensì informare e mettere certe cose in chiaro da subito, affinché l’utente arrivi preparato e non disarmato per poi fuggire scandalizzato o spaventato perché non aveva capito prima.

Forse questo può sembrare un articolo un po’ severo, ma la severità è importante per ottenere veri risultati.

Guai se non ci fosse severità in simili discipline… Lo sanno bene gli atleti che poi vincono le olimpiadi.

E’ grazie al rigore che il doppiaggio offre da decenni grandi interpretazioni che emozionano milioni di italiani ad esso sempre più affezionati.

Provare a doppiare sì, quindi, ma a patto di essere consapevoli di quanto spiegato nel presente articolo.

 

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15 Commenti

  1. Marco

    Buona sera, questo è stato un articolo molto ben dettagliato e molto diretto, pochi ne ho trovati così esaurienti. Tuttavia c’è una domanda che rimane sempre accesa: a quali corsi affidarsi? Come scegliere un corso piuttosto che un altro? Mi trovi a dover scegliere la scuola per affrontare una corso di doppiaggio, ma tutti promettono le stesse cose, e nessuno specifica nulla. A questo punto, mi sembra giusto chiedere: lei quale corso consiglierebbe?

    • Salve. Eccomi finalmente, scusi il ritardo. Come promotore ho mille cose da sbrigare. Allora: prima si seleziona una prestigiosa accademia d’arte drammatica, quindi uno da sé si studi un pò la storia e i vari dati delle accademie di Roma, tipo la Silvio D’AMico magari, oppure quella del Teatro Golden, poi si cercano le referenze dei corsi di doppiaggio esistenti, finché si vede che a tenere lezione sia uno o più nome importanti del doppiaggio, quindi doppiatori e direttori (un pò di ricerca web insomma), poi, una volta avuta una buona formazione, si tenta di farsi conoscere dagli studi di Roma o magari di Milano (ROma offre più riferimenti ovviamente e di maggiore livello), ma tutto alle condizione dette nei miei articoli quì nel sito,, che è ovviamente una sfida e un’incognita a prescindere.

  2. Marco

    Grazie mille…. terrò ben a mente queste sue indicazioni…

    • Si figuri, è un piacere. Il guaio ultimamente è che purtroppo il numero di doppiatori è diventato troppo elevato rispetto alla richiesta di mercato (per poter mantenere la migliore qualità possibile, tempi di lavoro impostici permettendo) e bisognerà iniziare a frenare l’eccessivo e crescente afflusso di aspiranti doppiatori che a decine e centinaia si presentano ogni anno agli studi con quella speranza, ignari o eludenti il fatto che il settore non è una corsa all’oro, né un oceano infinito di ruoli. E’ iniziata l’inflazione di voci e va frenata se davvero si vuole tornare alle eccellenze dei decenni passati ai quali tanti spesso fanno riferimento. Gli utenti che non sanno come funziona non colgono certe sfumature invece fondamentali, come appunto il fatto che uno studio di doppiaggio non è un’agenzia di lavoro indiscriminata e inesauribile, bensì una realtà davvero per pochi (pochi sicuro rispetto almeno ad ogni comune lavoro di massa), proprio per natura di questo settore, non per altro.

  3. Paolo

    Per diventare doppiatore devo aver frequentato una scuola specifica?

    • Ciao. Basta che sia un’accademia d’arte drammatica con una buona storia, di buon livello, per il miglior insegnamento. Per questo mi vengono in mente il Teatro Golden o la Silvio D’Amico di Roma, ma dovresti vedere tu un pò con una ricerca web, studiarti un pochino il curriculum delle varie accademie se vuoi altri nomi magari. Dopo l’accademia devi continuare col teatro anche fuori, proprio come seconda vita, per crescere e mantenere, poi cerchi dei corsi di doppiaggio professionali, cioè tenuti da attori del doppiaggio, quindi anche quì ti fai una ricerca delle referenze dei vari corsi, poi devi bussare da solo agli studi di doppiaggio finché qualcuno ti permette di assistere ai turni per imparare anche sul campo la tecnica specifica al di là dei corsi fatti. Non è facile, anche perché i direttori hanno già tanto da fare senza cose extralavorative, ma è chiaramente una scommessa di vita, non semplice e incerta, sempre se poi la bravura sul palco si riesce a portarla al leggio… non è detto. Coi nostri articoli hai degli spunti importanti, ma chiaramente poi è un’avventura con un’incognita a prescindere che dipenderà dai vari fattori elencati quì nel sito ai vari articoli, oltre che da te.Di questi tempi, con la moda esplosa del doppiaggio, si rischia di avere troppi candidati e nemmeno tutti adeguati, quindi a volte i direttori potrebbero pensare che il tizio arrivato quel giorno sia l’ennesimo caso inadeguato senza vero talento, quindi, visto che a volte perdono tempo per ragazzi non idonei che forse erano un pò gasati, succede che i direttori siano meno propensi a fare troppi provini ad esterni, però, per chi il talento lo ha, ci vuole pazienza e tenacia. Diciamo anche che perfino nel caso di talenti veri sorge un problema: quanti talenti ogni anno possono essere assorbiti dal settore realmente? Se ne presentano centinaia all’anno, ma centinaia non ne servono, quindi anche lì è normale che, quando si è numericamente troppi rispetto alla domanda, qualcuno rimanga fuori, è una selezione naturale anche questa. Diciamo che il settore sta cercando di bilanciare la cosa per non inflazionare quest’arte, ma ovviamente ci sono sempre dei veri talenti che ce la fanno.

  4. Jessica

    Buongiorno Davide, e grazie per parlare in modo così esaustivo del mondo del doppiaggio, che da sempre mi affascina e mi attira. Spesso guardando un film passo più volte dall’audio originale all’audio doppiato per cogliere le sfumature più sottili, cerco di leggere le labbra dell’attore e seguire la traduzione in contemporanea e poi presa dalla curiosità voglio conoscere i nomi e i volti dei doppiatori italiani. Non credo che lo facciano in molti. Non so perché questo mondo mi ha sempre elettrizzata, ma tant’è.. uno dei miei grandi rimpianti è di non aver coltivato questa passione fin dalla tenera età. Certo ho frequentato scuole di Teatro durante il Liceo e l’Università, ma sempre a livello.. mi passi il termine.. “hobbystico”, perché la famiglia premeva per una formazione più “tradizionale”, in nome della sicurezza economica e lavorativa futura. Ebbene, ho quasi 35 anni e dopo anni di studio e poi di duro lavoro come imprenditrice, rinunciando alla famiglia e soffocando ogni potenziale artistico, eccomi disoccupata e frustrata, colpevole di non aver assecondato il mio cuore. E vuole conoscere il danno oltre la beffa? Ora che vorrei dedicarmi alla famiglia perché ne avrei il tempo e la voglia, ecco che i figli non arrivano. Tanta fatica per nulla. Mi scusi per la logorrea fuori luogo. Torniamo a noi.
    Mi piacerebbe comunque frequentare un corso di doppiaggio, di 3 mesi, per iniziare, anche perché come dice lei giustamente i costi sono elevati e ingiustificabili per una persona già adulta che non intraprenderà sicuramente questa professione, oltretutto satura di offerta. Pero’ vorrei non dovermi pentire ulteriormente di non essere riuscita a vivere per un poco l’atmosfera dello studio di registrazione e tutto il resto, che sognavo fin da bambina. Già mi pento amaramente di non aver potuto conoscere Claudio Capone e Tonino Accolla, che adoravo.
    Abito in provincia di Mantova, e credo che frequenterò a Brescia o Mantova stessa. (www.scuoladoppiaggiobrescia.it)
    Non mi sono mai sentita arrivata, anzi, ma ora ho bisogno di sentirmi di nuovo viva, facendo qualcosa che davvero mi piace e che sento potrà tirare fuori il meglio di me.
    Quei tre mesi che ho intenzione di frequentare saranno un balsamo per il mio cuore, già lo so. Senza alcuna pretesa, solo per il piacere di farlo. Così come scrivo racconti, senza aspirare a una pubblicazione, ma per il puro piacere che mi regala la scrittura. Poi tornerò alla mia vita, a mio marito, alle piccole cose di ogni giorno. Lei pensa che sia un’offesa verso chi lo fa con sacrificio e dedizione da anni? Mi direbbe, come fa mio marito, che se proprio voglio frequentare un corso che vada almeno ad uno di lingua straniera, che può sempre tornare utile? Spero di no. Quanto mi è stata utile finora la mia formazione ? Ora voglio un po’ di sogno. Grazie per avermi letta fino a qui, e grazie per il suo sito, un caro saluto. Jessica

    • Ciao! Capisco il tuo sfogo, purtroppo certi genitori, schiavi di una mentalità sbagliata, a volte rovinano il percorso di vita ai figli. Prima della risposta sul doppiaggio, ti vorrei dire che esiste una nuova consapevolezza in crescita sulla positività e la realizzazione di vita attraverso la tecnica della legge di attrazione e le vibrazioni dei pensieri che plasmano intorno a noi la nostra realtà di vita. Io la sto applicando ed è qualcosa di miracoloso ma vero e naturale, solo che ai più viene nascosto. Guarda nel web e segui i corsi gratuiti su Youtube, funziona se seguita con le regole s sèoegate. Comunque, non è un’offesa per nessuno se desideri provare per gioco e piacere personale al di là della carriera che a questo punto in ambiente mi pare ormai compromessa, come mi spiegavi. Certo i corsi di doppiaggio anche costano, tipo duemila Euro per, mi pare, circa tre mesi o poco meno da dividersi in tipo una o due ore settimanali. Però non sono ferrato a riguardo, non mi occupo nello specifico di corsi. Valuta tu se è poi il caso. Se poi vorrai lo stesso studiare recitazione, vale quanto detto nel sito circa l’accademia d’arte a Roma e poi la vita in teatro anche dopo lo studio. I corsi di doppiaggio, almeno per chi ha le carte per aspirare a lavorarci, sono l’ultimo gradino della scala. Comunque grazie delle tue belle parole. Per ogni eventuale proseguo di conversazione magari scrivimi pure al modulo di contatto mail che trovi nel sito, ricordandomi chi sei magari 🙂 Mille grazie e continua a seguirci!

  5. Furio Vitró

    Salve Signor Pigliacelli,le pongo una questione in merito al suo articolo,con un pó di ritardo 😅
    Sono un ragazzo di 22 anni ed ho frequentato un corso di teatro per 4 anni (non di fama nazionale però ma a livello locale pur sempre a Roma.)Da un anno frequento un corso professionale di doppiaggio e la mia volontà è quella di entrare a far parte del settore. leggendo il suo articolo però ho compreso che forse il livello recitativo andrebbe curato ad un livello più alto. Spero che ciò non comprometta nulla.

    • Ciao. Grazie per aver scritto. Naturalmente non so quale sia il tuo livello attuale di recitazione, quindi non saprei bene che idea farmi a riguardo, ma sicuramente meglio va se migliore è la preparazione, più che si riesca. Diciamo che sì, l’accademia da una più completa formazione, un pò come la differenza tra chi segue dei corsi di lingue in Italia e chi studia lingue direttamente all’estero: il risultato da cui poi si parte ovviamente promette livelli diverse in base al caso tra i due. Ovviamente se si parte con meno formazione si rischia di bruciarsi le tappe, magari facendosi provinare al leggio con ancora poca capacità, cosa che poi in futuro potrebbe scoraggiare i direttori dal richiamarti anche se dici che effettivamente intanto hai fatto l’accademia. L’impressione dal vivo, specie la prima, spesso pesa più di un titolo in sé. Il mio consiglio è di provare nel doppiaggio dopo aver preparato al massimo le tue capacità. Certo, rimane una scommessa di vita a prescindere poi, ma fare il miglior percorso formativo sicuramente da più possibilità.

  6. Tiziano

    Salve. Sono molto detrminato a realizzare il mio sogno, che sarebbe il doppiaggio. Ma ho una domanda: un semplice corso di teatro e un corso di doppiaggio, possono bastare diventare un doppiatore?
    P.S. Sono giovane quindi chiedo scusa per la mia ignoranza.

    • Ciao! Figurati, non devi scusarti 🙂 Se è un corso teatrale ben impegnato e quindi non commerciale e superficiale e se la scuola di doppiaggio è tenuta da doppiatori e direttori del settore che siano noti professionisti, allora può essere un valido inizio, tutto ovviamente legato a dinamiche quali quelle indicate quì nell’articolo: il tuo impegno ed effettivo talento, la gavetta, tener conto che purtroppo non c’è annualmente spazio materiali per molti, etc. E’ una scommessa di vita ovviamente, il rischi sono di chi tenta l’impresa. Potresti però, sì, a queste condizioni sì. Certo, più hai formazione e più hai possibilità, come in ogni settore.

      • Tiziano

        La ringrazio. Comunque, sono riuscito a trovare un corso di cinema molto serio e impegnativo. Inutile dirlo, ma l’emozione sale non poco. Ancora grazie.

        • Eh, immagino 🙂 Emozionante di sicuro. In bocca al lupo allora! E se vuoi, vieni pure a trovarci al nostro festival del doppiaggio di Roma Le VOci Del Cinema, sabato 13 gennaio alle 20:30 al Teatro Cassia, Via Santa Giovanna Elisabetta 69, ingresso gratuito. Andrà anche in diretta su http://www.r102.it se non puoi spostarti. Nel nostro sito trovi i video delle scorse edizioni se vuoi curiosare. Il festival però va prenotato, nel sito vedrai più avanti le info del caso. Non si prenota al teatro, ma a noi all’apposito numero che daremo.

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